Prato

Xu Guilian, storia di dolore e di fede

Un pomeriggio di autunno di alcuni anni fa ero in servizio al Centro di Ascolto della Caritas, per i cinesi. Un pomeriggio un po’ noioso, senza persone che si fossero presentate a me e a Li Yan, l’interprete. Sul finire dell’orario di ricevimento si è presentata una signora sui quaranta, in pigiama e pantofole, con un cerotto al braccio che fissava un ago. Un volto carico di sofferenza e preoccupazione, ma reso simpatico dalle guance arrossate. Era uscita momentaneamente dall’ospedale e aveva in mano un foglio. Chiedeva la cortesia di tradurlo per conoscere la diagnosi della sua malattia. Poi sarebbe tornata in ospedale.Una donna così giovane, sola, senza famiglia né amici, scaricata dal datore di lavoro non appena si era trovata ammalata seriamente. Di quale male non potevamo saperlo: il foglio che aveva portato con sé era solo la seconda pagina di risultati di analisi del sangue, quindi non diceva niente di comprensibile. La tristezza nei suoi occhi ci ha fatto subito decidere: siamo andati con lei in ospedale, al reparto dove era internata. È stato il primo passo che ci ha reso familiari di Xu Guilian, questo il suo nome. Avrebbe dovuto essere operata presto al seno a causa di un brutto tumore, poi essere curata con lunghi cicli di chemioterapia e radioterapia. Il tutto senza la vicinanza di suo marito, dei suoi due figli appena maggiorenni, di nessuna amica e senza comprendere una parola di italiano.Ha preso così avvio uno dei nostri pellegrinaggi nei luoghi urbani: da un ambulatorio all’altro, da un alloggio di fortuna al dormitorio delle suore Missionarie della Carità, dalla mensa dei poveri al servizio sociale della Misericordia, sempre per accompagnare Xu Guilian nel suo calvario. Sempre accogliendo la sue confidenze e le sue domande sulla propria situazione e sul senso di una vita spesa così: un lavoro spossante in fabbrica e lontana da tutti gli affetti, per portare risorse economiche alla famiglia e far studiare i figli; una malattia che non perdona; una nuova compagnia di gente fino a poco prima sconosciuta e che ora, assicurano, pregavano per lei. E lei, Xu Guilian, intanto stava a osservarci. Come durante una Quaresima quando alla <+corsivo>Via Crucis<+tondob> per strada tra i negozi e le abitazioni cinesi, ci seguiva stando qualche passo indietro, buffa sotto la sua parrucca, attenta ai canti e alle letture del Vangelo. Sempre più affezionata a noi e alle suore di Madre Teresa, ci ha accolti come suoi familiari e ha voluto conoscere il motivo della nostra fede. Ha cominciato a frequentare la comunità cattolica cinese per l’incontro domenicale, finché un giorno di Pasqua è diventata cristiana, scegliendo il nome di Teresa. Quanta gioia abbiamo visto sul suo volto! Proprio come di una bambina che si abbandona nelle braccia di un Padre che sempre avrà cura di lei.Il Signore Gesù, che lei ha incontrato sulla croce, le ha chiesto di seguirlo ancora per la ripida strada della sofferenza. All’ospedale, dopo l’ennesimo ricovero, le hanno detto che non la potevano più curare. È arrivato allora il momento per lei di partire per la Cina. L’abbiamo caldeggiato noi il rientro in famiglia, convinti che l’affetto dei suoi cari l’avrebbe sostenuta e confortata. Ma ci sbagliavamo. Non avremmo mai immaginato che la porta sarebbe restata assurdamente chiusa. Un duro rifiuto da parte dei suoi familiari l’ha costretta a vivere nella più totale solitudine il suo dramma, per più di un anno. I soldi che avevamo raccolto per facilitarle il rimpatrio le sono serviti per trovare una camera in affitto nei pressi di un ospedale di Shangai. Per noi l’unica opportunità di raggiungerla e di porgerle parole di conforto era chiamarla al cellulare. Li Yan le parlava, la incoraggiava a perseverare nella preghiera, per lunghi quarti d’ora, raccogliendo talvolta le sue lacrime e talvolta la sua serena fiducia. Abbiamo cercato di contattare un sacerdote che potesse visitarla, ma in Cina non è cosa facile. Spesso la preghiera in solitudine o al telefono con qualcuno di noi è stato l’unico conforto.È venuto poi il momento in cui Xu Giulian Teresa ha raccontato ai familiari del suo incontro con Gesù e degli amici cinesi e italiani della comunità cattolica di Prato. Man mano che la malattia le toglieva le forze e anche parlare diveniva più difficile, i parenti stessi hanno tenuto i contatti con noi, fino al momento in cui hanno telefonato, molto imbarazzati, per chiedere come comportarsi negli ultimi momenti di vita di una cristiana e, poi, per le sue esequie, che non hanno saputo organizzare.Solo un doppio vibrare del mio cellulare ha avvisato della sua partenza per il Cielo, con una frase telegrafica, nelle prime ore dello scorso 15 dicembre. Il silenzio notturno ha lasciato parlare tanti ricordi belli insieme a rimpianti per ciò che avremmo potuto darle in più. Poi sollievo e gratitudine a Dio per averla finalmente abbracciata per sempre. Poi preghiera.