«Avete rinnegato Gesù»: l’invito di Pietro a cambiare vita
Dice San Pietro: "Avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino". Cosa c'è dietro questa accusa?

Mi scuso per questa domanda, ma sento il bisogno di essere confortato da una convincente risposta. Preparandomi per la lettura domenicale, dopo aver letto il contesto della prima lettura in oggetto nel mio Messale festivo 2024, subito dopo la prima lettura (terza domenica di Pasqua), sono rimasto perplesso dalle parole di Pietro. «Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato»….ecc…ecc… Come si è permesso Pietro di accusare altri, senza umilmente autoaccusarsi ? Forse pongo una domanda dovuta alla mia ignoranza biblica, ma ormai sono anziano e tanto ho da imparare se il Signore mi regala altro tempo. Quindi attendo con fiducia, sperando che la mia fede non sia mai priva di dubbi e curiosità.
Giancarlo Guivizzani
Risponde don Stefano Tarocchi, docente di Sacra Scrittura e preside della Facoltà teologica dell’Italia centrale
Riportiamo anzitutto il testo in questione: «in quei giorni, Pietro disse al popolo: “il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore (lett. “colui che apre la strada”) della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni”. Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati» (At 3,13-17).
Si tratta dell’episodio in cui Pietro e Giovanni, saliti al tempio all’ora nona, l’ora del sacrificio serale, incontrano un uomo storpio dalla nascita, seduto a chiedere l’elemosina, che viene guarito dal loro intervento. Il libro degli Atti registra lo stupore di quanti accorrono a vedere che quell’uomo, affetto dalla sua malattia a partire dalla nascita era realmente guarito. Nel testo degli Atti è riportato l’annuncio della risurrezione di Cristo, e della fede che, nata nella sua potenza di risorto, conduce alla guarigione completa di quell’uomo.
Non è Pietro che sta parlando, ma l’autore degli Atti che, nella sua narrazione, impone sulle sue labbra quelle parole che hanno destato la curiosità legittima del lettore. Proprio per questa ragione, possiamo dire che in realtà Pietro non accusa nessuno in particolare, ma l’intero popolo di Israele che ha compiuto quell’azione che ha portato alla morte di Gesù. Ma anch’egli fa parte di questo popolo, e l’accusa così formulata lo chiama perfettamente in causa.
Se però continuiamo a leggere quell’episodio, scopriamo che lo stesso Pietro così continua: «voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi» (At 3,17).
Quindi, possiamo concludere di non trovarci all’interno di un processo, dove si confrontano accusa e difesa, perché Pietro invece sta invitando quanti lo ascoltano – è in fondo l’esperienza che ha vissuto dopo la discesa dello Spirito – a cambiare vita: «convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù» (At 3,19-20).
Poco più avanti nello stesso libro degli Atti, quando gli Apostoli vengono condotti in prigione, essendosi messi a insegnare nel tempio dopo la vicenda triste di Anania e Saffìra (invitiamo a leggere qui interamente il capitolo 5 del libro degli Atti), ancora Pietro reagisce a quanti accusano lui e i discepoli di aver «riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo» (At 5,28).
Così egli ribatte: «bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati» (At 5,31).
L’espressione capo e Salvatore, che utilizza la stessa parola greca incontrato sopra (l’autore della vita), si potrebbe più correttamente intendere come: «colui che apre la strada della salvezza». Nella lettera agli Ebrei, poi, la stessa parola indica Gesù come «il capo che guida alla salvezza» (Eb 2,10), e ancora come «colui che dà origine alla fede e la porta a compimento» (Eb 12,2).
Attraverso questa interazione con il testo biblico e il suo contesto arriviamo a una comprensione più precisa della parola di Dio, che talvolta non l’omileta domenicale non ha il tempo materiale di rendere vicina al nostro linguaggio quotidiano. Lasciamo immaginare il risultato.