Cattolici e impegno politico, un convegno troppo «alto»
Il primo nodo critico riguarda il metodo: anche questa iniziativa (come molte altre del cosiddetto «Progetto culturale» promosso dalla Cei) promana dall’alto senza alcun reale sforzo di coinvolgimento della base ecclesiale, in particolare del laicato; ci si interroga sul come avvicinare i giovani alla politica, ma, allo stato delle cose, risulta difficile trovare all’interno delle comunità ecclesiali un clima accogliente e generativo di vocazioni alla politica, intese come espressione di una fede adulta. Non si vede (o si fa finta di non vedere) che nelle parrocchie, ad esempio, il dibattito su temi socio-politici è pressoché inesistente e sono scarse, per i laici, le proposte formative in tal senso.
Un secondo nodo critico, riguarda lo stile di questi convegni: il tono del discorso è volutamente alto, accademico, da seminario universitario, di fatto sproporzionato al contesto culturale in cui viene proposto: questa è del resto una conseguenza di quanto detto sopra circa le proposte calate «dall’alto» e che non si pongono in ascolto reale della base ecclesiale.
Un terzo nodo critico riguarda i contenuti: si vuole far dialogare i cattolici su temi di forte impatto sociale? Allora occorre andare a fondo sulle cose, affrontare quei problemi sui quali i cattolici realmente si dividono, proponendo un reale discernimento etico alla luce del Vangelo e di una rigorosa riflessione culturale. Invece constatiamo come ancora prevalga nella Chiesa una certa paura del confronto e del dibattito, si insegue un’unità poltico-culturale che in realtà è un disvalore se rimane di facciata e non è fondata sulla verità.
Condivido molte delle sue considerazioni, dalla mancanza nelle nostre parrocchie di «dibattito su temi socio-politici», alle difficoltà che l’ottima iniziativa del «Progetto culturale» sta incontrando nel coinvolgimento della base ecclesiale, dalla «paura del confronto» al rischio di rimanere ad un livello «volutamente alto» nel tentativo di discernimento cristiano della realtà. Ma non credo se ne possano addebitare le colpe ad un convegno serio e ben organizzato, che certo non risolve questi problemi, ma perlomeno ci costringe a riflettere e a prendere coscienza della situazione attuale.