Cattolici e impegno politico, un convegno troppo «alto»

Caro Direttore,dal 21 al 23 novembre scorsi si è tenuto a Pisa e a San Miniato un convegno promosso dalla Fondazione Toniolo di Pisa, incentrato sulla partecipazione sociale e politica dei cattolici italiani nel nostro tempo, convegno a cui Toscanaoggi ha dato ampio risalto. L’intento dell’iniziativa è indubbiamente apprezzabile: si avverte la necessità di preservare in qualche modo il patrimonio culturale del cattolicesimo politico da una diaspora eccessiva, di valorizzare il proprio contributo che deriva da una originale visione antropologica, sentita come alternativa alla visione neo-liberista ed a quella di derivazione marxista, ma anche di creare luoghi di confronto perché queste diverse anime dialoghino tra di loro.Ma, al di là di quanto emerso durante le relazioni più o meno interessanti di questa «tre giorni», vorrei esprimere le mie perplessità sul modo in cui questi intenti vogliono essere realizzati.

Il primo nodo critico riguarda il metodo: anche questa iniziativa (come molte altre del cosiddetto «Progetto culturale» promosso dalla Cei) promana dall’alto senza alcun reale sforzo di coinvolgimento della base ecclesiale, in particolare del laicato; ci si interroga sul come avvicinare i giovani alla politica, ma, allo stato delle cose, risulta difficile trovare all’interno delle comunità ecclesiali un clima accogliente e generativo di vocazioni alla politica, intese come espressione di una fede adulta. Non si vede (o si fa finta di non vedere) che nelle parrocchie, ad esempio, il dibattito su temi socio-politici è pressoché inesistente e sono scarse, per i laici, le proposte formative in tal senso.

Un secondo nodo critico, riguarda lo stile di questi convegni: il tono del discorso è volutamente alto, accademico, da seminario universitario, di fatto sproporzionato al contesto culturale in cui viene proposto: questa è del resto una conseguenza di quanto detto sopra circa le proposte calate «dall’alto» e che non si pongono in ascolto reale della base ecclesiale.

Un terzo nodo critico riguarda i contenuti: si vuole far dialogare i cattolici su temi di forte impatto sociale? Allora occorre andare a fondo sulle cose, affrontare quei problemi sui quali i cattolici realmente si dividono, proponendo un reale discernimento etico alla luce del Vangelo e di una rigorosa riflessione culturale. Invece constatiamo come ancora prevalga nella Chiesa una certa paura del confronto e del dibattito, si insegue un’unità poltico-culturale che in realtà è un disvalore se rimane di facciata e non è fondata sulla verità.

Vi sono dei punti di sofferenza per la democrazia italiana che realmente dividono i cattolici sia nel metodo che nel merito quali ad esempio l’eclissi della legalità, il conflitto permanente tra istituzioni e parti sociali, la messa in discussione del tradizionale ruolo europeista e pacifista dell’Italia sullo scenario internazionale, il dilagare della «religione del mercato», la concentrazione patologica dei media in poche mani, temi fondamentali per la nostra convivenza civile sui quali i vescovi italiani purtroppo non prendono posizione, evitando di esercitare quel discernimento etico (ma aggiungeremmo anche profetico) di cui invece la comunità ecclesiale avrebbe bisogno. Ci auguriamo che la «Settimana Sociale» che si terrà l’anno prossimo a Bologna sul tema «la democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri» divenga, per la Chiesa italiana, l’occasione per una seria riflessione etica e politica sull’impegno e la presenza dei cattolici nella società italiana.Sandro SpagliSan Miniato (Pi)

Condivido molte delle sue considerazioni, dalla mancanza nelle nostre parrocchie di «dibattito su temi socio-politici», alle difficoltà che l’ottima iniziativa del «Progetto culturale» sta incontrando nel coinvolgimento della base ecclesiale, dalla «paura del confronto» al rischio di rimanere ad un livello «volutamente alto» nel tentativo di discernimento cristiano della realtà. Ma non credo se ne possano addebitare le colpe ad un convegno serio e ben organizzato, che certo non risolve questi problemi, ma perlomeno ci costringe a riflettere e a prendere coscienza della situazione attuale.