Il Battesimo, l’appartenenza più preziosa

Domenica 13 gennaio, Battesimo del Signore: «Si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà» (Is 40,1-5.9-11); «Benedetto il Signore che dona la vita» (Salmo 103); «Il Signore ci ha salvato mediante il lavacro di rigenerazione nello Spirito Santo» (Tt 2,11-14.3,4-7); «Mentre Gesù, ricevuto il BAttesimo, stava in preghiera, il cielo di apre» (Lc 3,15-16.21-22)

DI AVERARDO DINI

Per trent’anni Gesù è considerato dalla gente di Nazaret come un comune cittadino. Nulla lo distingue dagli altri. È un uomo onesto e laborioso, come tanti altri. Lavora con Giuseppe per molti anni ed anche quando lui muore continua a lavorare nella stessa bottega di artigiano. Vive un rapporto affettuosissimo con sua madre e in piena amicizia con gli altri compaesani. Con loro si ritrova alla riunione del Sabato nella Sinagoga per lodare Dio e per ascoltare la lettura della Parola di Dio. Quando compare, sulla riva del Giordano, Giovanni Battista, ad annunziare l’imminente venuta del Messia, la gente ha come un sussulto di religiosità e corre da lui a farsi battezzare, esprimendo con questo gesto il desiderio della conversione del cuore. Tra questa gente c’è anche Gesù. Ed è proprio in questa circostanza rituale che a tutti viene rivelata la natura e la missione di Gesù. Una voce misteriosa infatti fu udita scendere dal cielo e dire: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

È sempre il padre che presenta il figlio agli altri. Anche Dio ha seguito la stessa norma. Non è stato Gesù ha rivelare la sua identità; è intervenuto per primo il Padre. Da quel momento la sua vita cambia dando inizio all’annuncio della «Buona Notizia del Regno».

Anche per noi il Battesimo cambia la vita. In quel momento interviene Dio e ci comunica la sua divinità tanto che possiamo qualificarci «figli adottivi di Dio» e come tali ci sentiamo portati in collo da Dio così da poterlo chiamare nostro Padre. Quell’acqua che scende sul capo è un segno sacramentale di un dono che scende dall’alto ed entra dentro di noi. È una scintilla di divinità che si innesta alla nostra natura umana. Per il Battesimo compiamo un salto di qualità straordinario. Da semplici uomini siamo introdotti nell’eterno, nel divino, nel mistero infinito di Dio, tanto da sentirci da Lui dire: «tu, ora, sei mio figlio, per sempre». Più prezioso, più importante, più necessario al mondo di un battezzato non c’è nessuno. Egli è divenuto figlio di Dio, adottato, ma pur sempre figlio. Tanto che può chiamare Dio non solo «suo creatore», ma anche «suo Padre» giacch Lui lo considera e lo tratta «da figlio». Tale persona non resterà mai orfano perché questo «suo Padre» non muore e perché nel suo cuore un posto per lui ci sarà sempre. Questa certezza dà una gioia e una sicurezza infinita. Può cascare addosso anche il mondo, ma nulla mai potrà separarci da Lui. Un Padre più padre di Lui non esiste e non esisterà mai. Questo ci basta per tenere gli occhi puntati sopra di lui e sentirli così illuminati tanto da essere ogni giorno capaci di spaziare nell’immenso e godere nell’ammirare le meraviglie che Lui ha sparpagliato sulla terra perché potessimo gustarle ed essere felici. Prima di salire al cielo Gesù ha affidato il compito di battezzare ai suoi apostoli. Ed è perciò la Chiesa, per mano dei suoi ministri, che ci battezza, che ci accoglie fra le sue braccia, che ci unisce a tutti i battezzati che, per il battesimo formano la grande famiglia dei figli di Dio. Dobbiamo sentirci fieri di appartenere a questa famiglia, la più importante, la più bella, la più gloriosa, la più eterna, la più numerosa, tanto da essere presente in ogni angolo della terra ed anche in ogni spazio del cielo. Una famiglia straordinaria, vero capolavoro della più raffinata Grazia di Dio, autentico gioiello della operosità dello Spirito Santo.