Gesù sceglie la casa di Zaccheo e sconvolge la sua vita

Letture del 4 novembre, 31ª domenica del Tempo Ordinario: «Hai compassione di tutti, poiché tu ami tutte le cose esistenti» (Sap 11,22-12.2); «La gloria di Dio è l’uomo vivente» (Salmo 144); «Sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui» (2 Ts 1,11-2.2); «Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,1-10)

DI BRUNO FREDIANI

Gesù entra a Gerico e, una volta tanto, è ben accolto. Ci possiamo immaginare quanta gente avrebbe voluto averlo a casa sua, soprattutto fra i capi e i dottori. Sarebbe stata un’ottima occasione per dimostrare alla città di essere importanti e per sfoggiare la propria sapienza. Ma Gesù non entra in casa di chi non vuole convertirsi e sgombrarsi di se stesso. Sicuramente tutte le persone rispettabili, pie, notabili, sono lì, ma Gesù nota un piccolo uomo appollaiato su un albero, lo chiama gioiosamente e si invita a casa sua. Scandalo!

È un pubblicano, anzi, capo dei pubblicani, un uomo detestato e disprezzato, cupido, ladro, collaboratore dei Romani. Un pio giudeo non l’avrebbe toccato neanche con la punta di un dito, perché troppo contaminato dalle sue relazioni e dal suo denaro. Gesù, invece, lo sceglie preferendolo a tutti gli altri.

Zaccheo non ha nessun merito perché Gesù lo consideri, eppure il maestro lo chiama gioiosamente e lo invita a scendere dall’albero in fretta per incontrarlo nella sua casa.

L’attenzione di Gesù lo sconvolge fino in fondo all’anima. Non si riconosce più. Tutti i suoi valori sono cambiati. Si mette a donare senza misura, e oltre le sue possibilità. Zaccheo si affretta a fare agli altri quello che Gesù ha fatto a lui, a procurare loro la stessa sorpresa e la stessa gioia. Gesù ha aperto a Zaccheo il cuore e le mani.

Scopre da Gesù che è possibile amare gratuitamente, senza ragione.

Finora era avaro, ora è prodigo; aveva il gusto di ammassare, ora gode nel distribuire. Gesù gli rivela risorse che pensava proprio di non avere. Incontrando l’Amore, scoprendo d’essere amato, diventa capace di amare gli altri. Li guarda con occhi diversi, perché finalmente riesce a guardare se stesso con gli occhi di coloro a cui aveva fatto ingiustizia. Allora anche il denaro cambia direzione: al gesto dell’arraffare si sostituisce quello del donare. E così il denaro da oggetto di preda, diventa segno di comunione.

Gesù sa che è necessario essere molto amati per diventare capaci di amare. E, grazie al suo amore senza misura fa scaturire sorgenti di amore, di generosità e di gioia che non si sarebbero mai credute possibili in certe persone.

I presenti mormorano, recriminano, protestano. Ma da chi di loro Gesù avrebbe tratto ciò che ha appena suscitato in un peccatore?

Noi, oggi, ci potremmo domandare: la Comunione che riceviamo così spesso suscita in noi cambiamenti così profondi? E: «Saremmo capaci, come persone e come comunità, di andare incontro e di accogliere senza condizioni persone che hanno sbagliato, o che si sono allontanate, o che abbiamo sempre guardato con diffidenza, per far loro sperimentare la forza dell’amore?»

Giovanni Battista diceva: «Dio può da queste pietre far sorgere figli di Abramo». Da quel cuore arido, Gesù ha suscitato un figlio di Abramo e lo mostra a tutti con fierezza, come il Padre del figlio prodigo: «Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».