«THE PRESTIGE»

DI FRANCESCO MININNIDi Christopher Nolan, daltonico di talento, si potrà dire che ha la tendenza a mettersi sempre un gradino più su degli altri, che ama complicarsi la vita per dimostrare la propria competenza tecnica, che preferisce pescare nel torbido delle coscienze (anche quando ha avuto a che fare con Batman) pur di disegnare scenari psicologici non convenzionali.

Ma di sicuro il cineasta americano segue un proprio percorso che lo rende sempre piuttosto riconoscibile e, leziosità a parte, stimolante. Dati puntualmente confermati da «The Prestige», che apparentemente si occupa della feroce rivalità tra due illusionisti nella Londra vittoriana fine 800 e invece mette in campo questioni molto più profonde sulla vita, la morte, l’illusione e la scienza.

Sfruttando personaggi realmente esistiti come lo scienziato Tesla, Nolan compone un quadro scenograficamente ricchissimo del quale si serve soltanto per andare oltre il semplice dato storico e addentrarsi nei meandri di un pianeta sconosciuto (l’uomo, guarda un po’) alla ricerca di quell’attimo magico nel quale il sogno e l’incubo diventano una cosa sola.

La rivalità è tra due illusionisti cresciuti alla stessa scuola. Robert Angier ha una grande presenza scenica e sogna una magia talmente perfetta da non aver più bisogno di trucchi. William Borden, dall’aspetto più dimesso, sembra aver trovato il segreto dello spostamento della materia. Tra i due un brutto precedente: quando lavoravano in coppia, la moglie di Angier morì in scena a causa di un nodo difficile da sciogliere che le impedì di liberarsi e di uscire dalla capsula piena d’acqua. Mentre Angier e Borden non si risparmiano brutti scherzi, interruzione di numeri in scena e colpi bassi nel pubblico e nel privato, si prefigura lo scontro finale sul fantomatico spostamento della materia. A quel punto capiremo chi era l’illusionista, chi lo scienziato, quali limiti si erano posti e soprattutto quali frontiere erano disposti ad oltrepassare.

Non si può rivelare la successione degli eventi, che toglierebbe a «The Prestige» non solo buona parte del suo fascino oscuro, ma anche l’effetto sorpresa derivante dall’improvvisa e brusca sterzata dal quadro vittoriano a un futuro che definire oscuro è probabilmente un eufemismo. Basti sapere che, attraverso una trovata poco scientifica e molto paradossale, Nolan apre uno scenario inquietante nel quale non sono più le forze del bene e del male ad affrontarsi, ma semplicemente diverse gradazioni di cinismo, cattiveria ed egoismo. Se da una parte c’è chi lavora per trasformare la scienza in illusione, dall’altra c’è chi risponde con un’illusione che si fa scienza: stiamo parlando, pertanto, di progresso, di nuove frontiere, di sperimentazioni e di limiti etici sempre più labili. Così «The Prestige», da duello di maghi, si trasforma in riflessione su un possibile destino dell’umanità.

Alla riuscita del film, scritto dai fratelli Nolan sulla base di un libro di Christopher Priest, contribuiscono anche gli attori: Hugh Jackman e Christian Bale, maghi a confronto, Michael Caine, illusionista della vecchia scuola, e persino David Bowie nell’inquietante ruolo di Tesla. Christopher Nolan si conferma incrollabile pessimista, ma anche autore capace di suscitare riflessioni e contraddittori.

THE PRESTIGE (Id.) di Christopher Nolan. Con Hugh Jackman, Christian Bale, Michael Caine, Scarlett Johansson, David Bowie. USA/GB 2006; Drammatico; Colore