«SCOOP»

DI FRANCESCO MININNIChe Woody Allen sia in grado di passare con disinvoltura da dramma a commedia, talvolta contaminando i generi, è cosa nota al mondo intero. Addirittura in «Melinda & Melinda» un personaggio e una storia evolvevano nell’una o nell’altra direzione a seconda delle circostanze. Confrontando «Match Point» e «Scoop», tuttavia, bisogna pensare che il gioco possa avere sfumature quasi illimitate. Da una parte uno yuppie, una volta assaggiata la mela proibita, andava verso l’omicidio con cinismo, freddezza e tutti i fantasmi della coscienza. Dall’altra un aristocratico inglese si trova in una situazione analoga e medita il delitto perfetto. Lui, più che con la coscienza, dovrà fare i conti con la giustizia ordinaria. Le differenze? «Match Point» era una rilettura di «Delitto e castigo» con reminiscenze di Dreiser e Thackeray. «Scoop» pesca a piene mani nel repertorio comico dell’autore, in quella comicità che si guarda bene dal viaggiare a un palmo da terra e anzi trae linfa vitale da angosce quotidiane, malessere di vivere e, in questo caso, dall’ossessiva presenza della Morte (con falce e mantello nero) in mezzo a noi. Il giornalista Joe Strombel, defunto, è informato da una compagna di traghetto che Lord Lyman è l’inafferrabile assassino dei Tarocchi. Sfuggendo al controllo della Morte, Strombel si materializza nella cabina di scena dell’illusionista Splendini e rivela a una giornalista in erba la dritta per uno scoop. Lei non esita e, coinvolgendo Splendini, fa in modo di conoscere Lyman. Non ha però considerato che potrebbe innamorarsene… Si fatica a definire «Scoop» un film comico. Le sue appendici esistenziali hanno radici forti e il film si trasforma di volta in volta in balletto (molto materialista) sospeso tra vita e morte, in confronto tra due protagonisti di Brooklyn e un parterre di blasonati anglosassoni, in scatola cinese ricca di rimandi e citazioni. Da Hitchcock (la cantina di «Notorious» e l’ambiguo protagonista de «Il sospetto») a Woody Allen stesso, che ripropone situazioni già presenti in «Misterioso omicidio a Manhattan», «Criminali da strapazzo» e «La maledizione dello scorpione di giada». Si potrà obiettare che la sua creatività subisca una battuta d’arresto rispetto alle novità di «Match Point»: ma è tale la sua sapienza narrativa che non si può fare a meno di lasciarsi coinvolgere anche da un gioco del quale si conoscono già le regole, tanto più se accompagnati da Ciaikovskij e Grieg al posto giusto. Simbolicamente impegnato nel ruolo dell’illusionista, Allen si conferma sempre più abile nelle acrobazie verbali che nella comicità visuale. La battuta «Come nascita sono di confessione ebraica, ma crescendo mi sono convertito al narcisismo» è inconfutabilmente autobiografica e in futuro figurerà in qualche antologia.

SCOOP di W. Allen. Con S. Johansson, H. Jackman, W. Allen, I. McShane.