MANGIA, PREGA, AMA

DI FRANCESCO MININNI

Può anche darsi che la storia della giornalista e scrittrice Elizabeth Gilbert, narrata da lei medesima in un libro tradotto in quaranta lingue, sia vera, nel senso che la signora ha sicuramente divorziato dal primo marito e poi, dopo un viaggio in Italia, uno in India e uno a Bali, ha ritrovato l’amore e si è felicemente risposata con Felipe, a sua volta divorziato. Un conto, però, è l’esperienza vissuta, un conto il riportarla sulle pagine di un libro e un conto (quello che ci interessa in questo caso) tradurla nelle immagini di un film.

Alla prova dei fatti «Mangia, prega, ama», diretto da Ryan Murphy («Correndo con le forbici in mano» e qualche successo televisivo), è poco più di un romanzetto rosa diretto in maniera specialissima al pubblico femminile, pieno di cartoline ricordo da località turistiche ben note, assai superficiale nell’affrontare le tematiche, sulla carta impegnative, suggerite dal titolo e, soprattutto, dominato in lungo e in largo da una Julia Roberts che è talmente accentratrice da relegare in ruoli del medesimo spessore, ad esempio, Javier Bardem, Luca Argentero e James Franco, cui in realtà sono affidati ruoli di importanza molto diversa. La sostanza del racconto si riconduce a uno star bene con se stessi e, di conseguenza, con gli altri accettando senza porsi troppi problemi ciò che si trova sul cammino. Che sia un marito, un amante, un santone indiano, un idraulico poeta, un piatto di bucatini all’amatriciana, una pizza margherita o un bicchier di vino, fa poca differenza.

Dunque, Elizabeth è sposata, ha un lavoro di soddisfazione, agiatezza economica, tutto quanto le serve per essere felice. E invece non lo è, al punto da piantare tutto e partire per l’Italia. Anzi, il viaggio è già definito nelle sue tappe: prima l’Italia, poi l’India, infine Bali per trascorrervi il Natale. Così, come luogo comune vuole, l’Italia è utilizzata per mangiare, l’India per pregare (meglio: meditare) e Bali per Felipe, che a quanto pare stava aspettando proprio lei. Così la profezia del santone che prevedeva un matrimonio breve, uno molto lungo, la perdita del denaro e un ritrovato benessere, si avvera in tutte le sue parti.

Con benevolenza, potremmo dire che «Mangia, prega, ama» non annoia nonostante la durata superiore alle due ore. Che è esattamente ciò che ci si aspetta da un film concepito espressamente per il grande pubblico. Detto questo, entriamo subito nelle note dolenti. Sintetizzando, sembrerebbe di capire che mangiar bene (magari ingrassando un po’), recuperare l’armonia con il proprio corpo, dedicarsi a una sorta di volontariato che non va oltre la pulizia dei pavimenti e prendere il treno giusto per risolvere i problemi del cuore conduca automaticamente alla felicità. È possibile. Ma, guarda caso, Elizabeth mangia soltanto in Italia, prega soltanto in India e ama soltanto a Bali, inanellando una serie di stereotipi che non vale neanche la pena smontare.

Nel contesto, Julia Roberts è bravina ma gelida e proprio non riesce a coinvolgerci nei propri percorsi umani. E non va meglio a Bardem, Franco e Crudup, coinvolti nel gioco del già visto. Di gran lunga se la cava meglio Richard Jenkins, già protagonista de «L’ospite inatteso», qui idraulico poeta con molta ironia e lampi di umanità autentica. Fotografia e musica, impeccabili, fanno parte del pacchetto vacanze. Per darvi un’idea più precisa dei percorsi umani e psicologici del film, torna utile la scena americana in cui Elizabeth, prima di lasciare una vita non amata, si inginocchia in salotto, di notte, e prega Dio di darle un segno su cosa fare. Testualmente: «Dimmi cosa fare e io lo farò». Tornata in camera, si sdraia accanto al marito che le comunica di non volerla seguire in una trasferta di lavoro. La sua risposta è: «E io non voglio più fare la moglie». Mai risposta a una preghiera arrivò più immediata e inequivocabile.

MANGIA, PREGA, AMA (Eat, Pray, Love) di Ryan Murphy. Con Julia Roberts, Javier Bardem, Billy Crudup, James Franco,  Luca Argentero, Richard Jenkins. USA 2010; Drammatico; Colore