LA PASSIONE

DI FRANCESCO MININNI

Sicuramente «La passione» di Carlo Mazzacurati non è un film che si possa definire religioso. Ma è altrettanto certo che non sia neanche lontanamente un film dissacrante. Partendo da un punto di vista evidentemente laico, l’autore analizza i fallimenti, le sconfitte, le frustrazioni, l’emarginazione, i desideri di un gruppo di persone che, per vie diverse, arriveranno alla certezza che ogni caduta può comunque portare a una rinascita, così come ogni morte porta a una resurrezione.

È un fatto, però, che tutte le storie di tutti i personaggi del film, alla fine, si trovano a doversi confrontare con il mistero della croce. E, mentre si avvertono echi inconfondibilmente pasoliniani (specificamente de «La ricotta»), si capisce che la morte di Cristo è comunque qualcosa che va oltre il dato storico e religioso. È qualcosa che ci appartiene, per così dire, culturalmente e da cui non è proprio possibile prescindere per dare un senso alla nostra esistenza. Così, a sorpresa, le situazioni e gli episodi da commedia del film convergono improvvisamente verso un tono più alto che dà a tutto un diverso significato.

D’altronde, lo stretto legame che da sempre Mazzacurati ha mostrato di avere con la terra, le tradizioni, le storie popolari e quella categoria di persone che abitualmente sono definiti gli ultimi, in un certo senso prepara il terreno per questa svolta che sicuramente va anche oltre le intenzioni del regista.

Il dato letterale è quello di un regista, Gianni Dubois, in crisi di ispirazione e delle strane vie (un guasto all’impianto idraulico) che lo conducono a dover accettare di dirigere la sacra rappresentazione del Venerdì Santo nel paesino toscano di Fiorano. A Dubois non può interessare di meno l’incarico e gli torna molto utile la collaborazione gratuita di Ramiro, suo ammiratore e ladro di professione. Così, assicuratisi la performance di Manlio Abbruscati (un guitto presuntuoso) per il ruolo di Gesù, gli improvvisati commedianti procedono zoppicando verso la data ormai imminente. Il forfait di Abbruscati, però, costringe a una soluzione dell’ultima ora: sarà proprio Ramiro, decisamente sovrappeso, a vestire i panni di Gesù…Un semplice dato ambientale fa capire le primarie intenzioni di Mazzacurati: un paese con sindaco, assessore, vigile urbano, barista, medico condotto, ma senza parroco, soprattutto nella circostanza di una sacra rappresentazione, suona decisamente laico nel senso (peggiore) di voler escludere qualcuno che a tutti gli effetti dovrebbe esserci. Eppure, nonostante questo laicismo di base, la storia procede imprevedibilmente verso una direzione indiscutibilmente interiorizzata, forse addirittura misticheggiante di quella religiosità popolare che abita ancora molte contrade. Certo, Gianni Dubois si aggira per Fiorano attingendo dal prossimo, a mo’ di vampiro, qualunque spunto possa fargli ritrovare la creatività perduta. Certo, la barista Caterina forse rimarrà sola e abbandonata lasciando traccia di sé soltanto nel personaggio protagonista della nuova sceneggiatura del regista. Addirittura, il povero Ramiro potrebbe rimanere insieme ai ladroni legato a quella croce dalla quale nessuno si è disturbato a farlo scendere. Ma quel che di buono è accaduto a Fiorano, cioè la rinascita di persone che si credevano incapaci di rialzarsi, nessuno potrà cancellarlo. Così, senza inciampare in un lieto fine che sarebbe suonato falso, «La passione» lascia qualche porta aperta a chi abbia ancora voglia di sperare.

Grande merito a Silvio Orlando che, lavorando sulle sfumature, continua a smentire quelli che lo accusano di interpretare sempre se stesso. E grandissimo merito a Giuseppe Battiston che, avendo l’accortezza di tenersi lontano da ruoli da protagonista, è a tutt’oggi il miglior caratterista del nostro cinema. A Mazzacurati un grazie per essere ancora un indipendente che, senza tener conto delle tendenze del mercato, lavora su idee proprie nel momento in cui ha voglia di raccontarle.

LA PASSIONE di Carlo Mazzacurati. Con Silvio Orlando, Kasia Smutniak, Giuseppe Battiston, Stefania Sandrelli, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi. ITALIA 2010;Commedia; Colore