HELLBOY II THE GOLDEN ARMY

DI FRANCESCO MININNI

Ricordate? Hellboy, creato dal disegnatore Mike Mignola e protagonista di una graphic novel di grande successo, è una creatura infernale evocata dai nazisti ma passata rapidamente al servizio degli Stati Uniti, più specificamente impiegata nell’ufficio segreto per la ricerca sul paranormale. Per affrontare una storia del genere non si può assolutamente fare sul serio: occorrono senso dell’umorismo e del grottesco, un occhio visionario e una giusta dose di follia quieta. A quanto pare Guillermo Del Toro ha tutte e tre le componenti richieste: se aggiungiamo che il regista messicano si dichiara fermamente convinto che il mondo sia pieno di magia, bisogna concludere che la sua strada e quella di Hellboy erano in un certo senso destinate ad incontrarsi. Ma, siccome non tutto riesce al primo tentativo, è stato necessario attendere «Hellboy II / The Golden Army» per avere un risultato soddisfacente. E, perché questo potesse avvenire, è stato necessario che l’autore del film tradisse l’autore del fumetto. Tanto «Hellboy» era cupo e dichiaratamente lovecraftiano, quanto «Hellboy II» è invece fiabesco, sorridente e, entro certi limiti, più assimilabile all’universo di Tolkien. Più ancora: certi ammiccamenti di Ron Perlman (l’interprete di Hellboy) e certe direzioni impreviste prese dalla storia non possono non far pensare al personaggio di Shrek. Se ne deduce che Del Toro, avendo acquisito un certo potere contrattuale in virtù dei tre Oscar guadagnati con «Il labirinto del fauno», abbia preferito riportare le gesta del diavolone su un terreno che gli desse sicurezza e che fosse più consono ai suoi mezzi espressivi. Ed è perfettamente inutile chiedersi se «Hellboy II» sia originale o se debba qualcosa ai grandi (e anche meno grandi) del fantasy. Basterà accennare al fatto che questo mondo popolato interamente di creature bizzarre e mostruose, alla fin fine, non è altro che un’estensione della celebre scena del bar di «Guerre stellari» e della corte di Jabba de «Il ritorno dello Jedi».

Hellboy e i suoi compagni di squadra, Liz Sherman, Abe Sapien e Johann Kraus, devono affrontare il malvagio principe Nuala, che è intenzionato, dopo aver ucciso il padre, a recuperare i tre pezzi della corona e a prendere il comando del minaccioso esercito dei guerrieri d’oro allo scopo di distruggere il mondo degli umani rompendo una tregua di lunga data. Ci riusciranno mettendo in campo tutte le forze occulte di cui dispongono.

La storia, detta così, assomiglia a tante altre. E in effetti la storia è l’ultimo dei problemi di Del Toro, che si concentra invece sulle modalità della rappresentazione, sul ritmo del racconto, su una dose massiccia di autoironia e su un’imprevedibile virata verso sentimenti e tenerezza. Tutto questo gioca a suo favore: non si ha mai l’impressione di star assistendo alla messa in scena di un mondo possibile, ma a un brillante esercizio di fantasia e umorismo che, dichiarando la fiaba, non pretende altro che un pubblico disposto a farsi coinvolgere dalla magia, dal sorriso e dall’effetto speciale. Niente di molto diverso da un Luna Park particolarmente avanzato nelle attrazioni e nell’imbonitore. Quanto a Hellboy, non resta che concludere che, a dispetto della provenienza, è proprio un buon diavolo.

HELLBOY II THE GOLDEN ARMY (Id.) di Guillermo Del Toro. Con Ron Perlman, Selma Blair, Doug Jones, Luke Goss, Anna Walton. USA 2008; Fantastico; Colore