«13 TZAMETI»

DI FRANCESCO MININNIForse è vero che i registi non diremo migliori, ma più originali, sono quelli che vanno pochissimo al cinema ed hanno di conseguenza un immaginario più libero. Ne dà un’interessante testimonianza «13 Tzameti», del georgiano Gela Babluan, distribuito in edizione originale con sottotitoli italiani, girato in bianco e nero, con evidenti imprecisioni tecniche, ma straordinariamente intenso e, quel che è meglio, affidato quasi interamente alle immagini invece che alle parole. A vederlo superficialmente potrebbe sembrare un noir, disperato come tutti i migliori esempi del genere, legato comunque a un intreccio che, progredendo, arriva a conclusioni del tutto sconcertanti. Ed è proprio dal progredire del racconto che si capisce la vera intenzione di Babluani: non un film di genere su gente disposta a tutto pur di guadagnare, ma piuttosto una radiografia esistenziale di un mondo in cui tutti, ricchi e poveri, corrono verso il nulla. Un manovale georgiano emigrato a Parigi, lavorando alla riparazione di un tetto, viene a sapere di una busta, di un biglietto e di chissà quanti soldi. Quando il padrone di casa muore di overdose, lui entra in possesso della busta e, senza sapere a cosa andrà incontro, prende il treno. Giunto a destinazione, eludendo un agguato della polizia, scoprirà che guadagnerà molti soldi soltanto dopo aver giocato a una roulette russa a catena. Inutile dire che declinare l’invito gli sarebbe molto difficile…Babluani racconta un’esistenza in bianco e nero perché non ci sono colori in un mondo, più che cattivo, cinico e insensibile. E il suo racconto, più che di azioni e di avvenimenti, è fatto di volti: da cui stupore, durezza, spietatezza, avidità, paura, freddezza, che emergono non tanto da ciò che accade, quanto dalle diverse espressioni dei contendenti. Chi conosce un po’ la storia del cinema può anche pensare che Babluani abbia visto «Il cacciatore» di Michael Cimino: la roulette russa e le sue modalità potrebbero non lasciare dubbi. Ma chi ne sa di più ha una certezza: Babluani ha sicuramente visto e assimilato i grandi film di Eisenstein, con quegli indimenticabili primissimi piani e quegli occhi sbarrati sulla storia. «13 Tzameti» si segue come un thriller le cui regole sono scritte non dalla suspense, ma dalla disperazione. Diciamo la verità: le vicende dell’emigrato coinvolto in un meccanismo più grande di lui possono anche ricordare le peripezie di Giancarlo Giannini in «Mi manda Picone» di Nanni Loy o quelle di Frederic Andrei in «Diva» di Beineix. Ma ciò che può essere suggerito da eventi, è poi contraddetto da modalità: il bianco e nero e l’uso degli attori di Babluani assomigliano a ben poco di già visto. Film povero, cinema ricco.

13 TZAMETI (Id.) di Gela Babluani. Con Georges Babluani, Aurélien Recoing, Augustin Legrand. FRANCIA/GEORGIA 2005; Drammatico; Bianco e nero