Prato

Reggiana, gli scout contro lo spreco

di Giacomo CocchiSi stima che in Italia siano circa 2 milioni e 585 mila le famiglie che vivono in condizioni di povertà relativa. Non stiamo parlando di immigrati, ma di italiani e tra questi sono più di 7 milioni coloro che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese e di conseguenza non hanno la possibilità di fare una dieta alimentare diversificata. Di contro, un italiano medio butta via, ogni anno, 27 kg di cibo ancora commestibile: si calcola che il 10% del pane e il 15% della carne che arrivano sulle nostre tavole finiscano direttamente in pattumiera senza essere consumati. Ogni anno 6 milioni di tonnellate di cibo – gettato perché non consumato o invenduto – ingrossano le discariche italiane; se venissero distribuite sfamerebbero almeno 3 milioni di persone. In mezzo a questo mare di cifre che fanno indignare e urlare allo spreco, c’è chi si è rimboccato le maniche per cercare di porvi rimedio: l’Agesci di Prato e Emmaus. Le due associazioni, la cui presenza è molto forte e radicata nel territorio, si sono organizzate per attuare la così detta «legge del buon samaritano». Sì, perché, per una volta, sono state le istituzioni a venire incontro alle associazioni di volontariato disciplinando, con una legge dello Stato (la n. 155 del 2003), la distribuzione dei prodotti alimentari per fini di solidarietà sociale. «La legge è semplice nella sua formulazione: – spiega Francesco Ricciarelli, scout dell’Agesci di Prato e tra i responsabili delle Rose di Emmaus – le organizzazioni non lucrative possono distribuire agli indigenti il cibo inutilizzato che mense scolastiche e aziendali, ristoranti e supermercati erano, fino ad oggi, costretti a distruggere». Prima della legge utilizzare le eccedenze di cibo a fini solidaristici era piuttosto complicato, soprattutto in virtù della «responsabilità di percorso», poiché le aziende che donavano il cibo ne erano responsabili anche dopo la consegna agli enti no profit. Con la legge n. 155, le responsabilità sono state trasferite alle organizzazioni di volontariato. Nasce allora il «Progetto Reggiana», un’iniziativa fortemente voluta dagli scout che, in collaborazione con Emmaus e la parrocchia di S.Antonio a Reggiana, intendono mettere in pratica le possibilità offerte dalla legge. Su segnalazione del parroco, don Giampiero Fabbretti, sono state individuate alcune famiglie bisognose, residenti nella zona del Villaggio-Gescal – dove c’è una forte concentrazione di persone a basso reddito – alle quali dallo scorso ottobre, una volta a settimana viene distribuito del cibo donato dalla Conad e da alcuni alimentari e macellerie. «Si tratta di cibo prossimo alla scadenza, invendibile per legge, ma ancora perfettamente utilizzabile» precisa Francesco, un giovane volontario del Gruppo di Grignano, che insieme ad altri scout pratesi sta curando il progetto. Ma non si tratta solo di un’attività di semplice distribuzione: gli scout intendono anche svolgere un servizio di sostegno alla persona: «Con molte famiglie abbiamo instaurato un rapporto di amicizia – dice Francesco – e con qualcuno ci fermiamo spesso a scambiare due parole; addirittura una mamma ci ha chiesto come fare per iscrivere il figlio agli scout, in modo che anche lui un domani possa aiutarci in questo servizio per i bisognosi». «Non dobbiamo pensare che le persone vicine alla soglia di povertà siano concentrate tutte in una zona – spiega don Fabbretti – anzi, qui molte famiglie non hanno nemmeno il problema della casa, molti vivono nelle case popolari, ma ci sono tante famiglie a Prato che devono pagare l’affitto con un misero stipendio; purtroppo la povertà è in aumento».