Pisa

PISA, UN PONTE VERSO SANTIAGO

Pisa e Santiago de Compostella sono oggi virtualmente più vicine. Merito di Bona, la santa pisana – dal 1962 patrona delle hostess – di cui ricorrono gli ottocento anni dalla morte . Nei giorni scorsi una delegazione pisana si è recata in pellegrinaggio a Santiago. Il prossimo martedì 29 aprile (ore 17, sala delle Baleari in palazzo comunale) Julián Barrio Barrio, arcivescovo di Santiago de Compostella, riceverà il premio «Santa Bona».Sessantenne, sacerdote dal 1971, monsignor Barrio ha studiato teologia, filosofia e storia della chiesa nelle università di Salamanca, Oviedo, e alla Gregoriana di Roma. Dal 1996 guida una delle diocesi spagnole più antiche e popolate.«La diocesi ha 1.340.500 abitanti, e i cattolici sono quasi 1.180.000 – racconta a Toscana Oggi monsignor Julian Barrio Barrio. È divisa in 1.069 parrocchie e tre vicariati, con 594 sacerdoti. Abbiamo poi 29 seminaristi al seminario maggiore e 92 seminaristi al seminario minore. Nel nostro Centro diocesano di Formazione teologica (aggregato all’Università pontificia di Salamanca e che ha al suo interno scuole di teologia per laici) si può conseguire la laurea in teologia e in scienze religiose».Come stanno vivendo i cattolici spagnoli il processo di secolarizzazione del paese?«Quanti tra noi hanno una certa sensibilità religiosa si vedono in certo modo feriti per il processo di secolarizzazione che inonda i diversi settori della società, e soprattutto l’ambito familiare. Per questo insistiamo – e stiamo ottenendo buoni risultati – con i programmi pastorali che favoriscano il processo di trasmissione della fede nella famiglia, nella scuola e nella parrocchia; nella pastorale vocazionale riguardo al ministero sacerdotale e alla vita consacrata; e nella formazione dei laici, perché possano assumere degli impegni come uomini battezzati nella Chiesa».Si riferisce anche all’impegno dei cattolici nell’attività politica?«Prima di tutto, dobbiamo dire che l’obbiettivo fondamentale della Chiesa è l’evangelizzazione. La Chiesa non è un’istituzione politica, e neppure i suoi fini sono di ordine politico. La Chiesa non è né vuole essere un agente politico. Costruire – nell’ambito politico – un ordine giusto, è un compito affidato ai fedeli laici, sotto la loro responsabilità personale. Come ha detto Benedetto XVI, l’obiettivo della Chiesa è invece aiutare a scoprire ciò che è giusto e rinvigorire le volontà per riuscire ad ottenerlo, senza dimenticare la dimensione morale della politica».Le sembra che questo processo, in Spagna, sia al momento possibile?«Nella situazione politica e sociale della Spagna si percepisce una forte ondata di laicismo, che deve essere interpretata e valutata dal punto di vista della fede. Come hanno recentemente detto i vescovi spagnoli nella Istruzione pastorale Orientazioni morali sulla situazione attuale: “non si tratta della riconoscenza della giusta autonomia dell’ordine temporale, nelle sue istituzioni e processi, cosa che è totalmente compatibile con la fede cristiana, e che è anche direttamente favorito dalla Chiesa. Si tratta, piuttosto, della volontà di prescindere da Dio nella visione e valutazione del mondo, nell’immagine che l’uomo ha di se stesso, dell’origine e termine della sua esistenza, delle norme e obiettivi delle sue attività personali e sociali”».Trova analogie con la situazione italiana?«Evidentemente ogni nazione ha le sue caratteristiche. Comunque, il processo di globalizzazione fa sì che ci siano delle somiglianze nei diversi paesi nell’ambito politico, sociale, culturale e religioso. Il mondo occidentale, in generale, è attraversato da un’ondata di laicismo».Torniamo a Santiago e al suo «camino». Il percorso verso il sepolcro di San Giacomo – che nelle sue varie diramazioni parte da: Gran Bretagna, Germania e Italia – è stato dichiarato “itinerario culturale europeo” dal Consiglio d’Europa ed è il pellegrinaggio preferito dai fedeli italiani. Quanti sono i pellegrini che arrivano nelle vostre terre? «Ogni anno arrivano a Santiago dai 100.000 ai 150.000 pellegrini: a piedi, in bicicletta o a cavallo. Non è invece facile quantificare il numero di chi arriva in aereo, pullman, o treno. Un calcolo approssimativo ci fa pensare che siano circa tre milioni. Se vogliamo poi riferirci a coloro che vengono negli anni giubilari, il numero sarebbe molto più elevato, forse il doppio. In ogni caso il loro numero è in costante crescita».Vi sono differenze tra i pellegrinaggi medioevali e quelli attuali? Qual è il valore del cosiddetto «turismo religioso»?«Adesso i pellegrini sono più numerosi e più organizzati. Certo è difficile valutare la profondità del loro spirito religioso. Il pellegrino medievale viveva all’interno di un’atmosfera profondamente religiosa. Oggi non è più così. In ogni caso, credo che nei pellegrinaggi gli uomini hanno avuto sempre coscienza di essere accompagnati dall’apostolo San Giacomo, per avvicinarsi al Signore mediante la penitenza e la conversione, qualità immutabili del pellegrinaggio iacopeo. Il cosiddetto “turismo religioso”, caratteristico della società attuale, può favorire questo orientamento pastorale religioso, se riesce ad essere anche esperienza di pellegrinaggio, di cammino religioso». Una figura come quella di Santa Bona può, a suo parere, arricchire e favorire questo orientamento?«Questa santa è una figura eminente dell’elenco dei santi pellegrini a Santiago: pellegrinò parecchie volte a Santiago ed è un punto di riferimento anche per il mondo attuale. L’uomo ha bisogno di incontrarsi con la tradizione apostolica che è fondamento della propria fede, e ne è prova la profonda forza di attrazione, con la sua irradiazione spirituale, che esercita Santiago. Il pellegrinaggio è una metafora della vita».