Che cosa direbbe oggi Giuseppe Toniolo davanti al precariato, alle nuove forme di contratto lavorativo, ai diritti negati? «Nulla di buono, di sicuro». Ne abbiamo parlato con il dottor Andrea Maestrelli, commercialista, presidente del Caf Acli, chiamato pochi giorni fa dall’arcivescovo di Pisa al vertice della fondazione «G.Toniolo». All’inizio del mandato il miglior proposito è quello di «riuscire a promuovere la figura del professore veneto e il suo pensiero attualissimo, anche al di fuori del mondo cattolico». Già vicepresidente con delega per gli Affari amministrativi, Maestrelli riceve il testimone da Paolo Nello, docente di Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche, presidente dal 2006.«Casa Toniolo» c’è aria di rinnovamento, non solo nell’organigramma della Fondazione. Il palazzo – stretto fra la piazza dedicata all’economista e il giardino Scotto – è attualmente in fase di ristrutturazione. Fu Paolo VI a volerne l’acquisto negli anni Sessanta, dopo la visita a Pisa. Da allora tante associazioni hanno trovato casa qui, come l’Acli, oggi trasferita vicino alla stazione Leopolda, il Consultorio familiare Ucipem, l’Associazione italiana maestri cattolici… In futuro, che uso si farà delle stanze in cui visse la numerosa famiglia Toniolo? «Le decisioni in merito ovviamente sono riservate all’Arcivescovo – spiega Maestrelli -. Noi non avremmo nulla da obiettare se nel palazzo continuassero ad abitare tante associazioni cattoliche. Comunque si vedrà…». Di certo resta qui la Fondazione: «abbiamo intanto l’obiettivo di mantenere questo complesso immobiliare vetusto, che ha bisogno anche di un adeguamento strutturale e impiantistico». Il restauro comunque non è «fine a se stesso»: «vogliamo rilanciare le attività all’interno del palazzo: teniamo conto che è compresa la domus vera e propria di Toniolo. Il nostro desiderio è stabilire la sede nell’appartamento accanto a quello abitato dalla famiglia del professore e tenere aperta ai visitatori la casa-museo, ogni giorno». Un modo in più per avvicinare i cittadini a Giuseppe Toniolo, che presto sarà proclamato Beato… «Sulla data e i luoghi dei festeggiamenti al momento non si sa nulla. Se fossero a Pisa la Fondazione farà certo da staff di appoggio alle iniziative decise dall’Arcivescovo. Da parte nostra qualche idea ce l’abbiamo: in seno alla Fondazione è nata l’associazione Amici di Toniolo, composta da giovani. Con loro pensavamo a un laboratorio permanente per le scuole, perché i ragazzi entrino in contatto con le idee, l’impegno accademico e religioso di Toniolo». L’annuncio del decreto firmato da Benedetto XVI era atteso? «Diciamo che la procedura è stata molto lunga. È iniziata quando era vescovo monsignor Ugo Camozzo… monsignor Benotto è stato indubbiamente in prima linea in queste ultime fasi».Torniamo a parlare del futuro: le cose da dire e da fare potrebbero essere tante…«c’è un forte interesse verso la creazione di una biblioteca, come c’è nella ristampa di alcune opere di Toniolo. Una sarebbe il Trattato di Economia sociale, pubblicato a partire dal 1908. È considerato il testo più importante, quello che meglio riassume scientificamente la vastità dell’attività di studioso».In conclusione, Giuseppe Toniolo ha ancora molto da insegnare. La sua «eredità» rischia di essere dimenticata… «Il suo pensiero è attualissimo. È stato il paladino – fra fine Ottocento e primi Novecento – di alcuni diritti fondamentali. I lavoratori all’epoca erano – a mio parere – vessati in tanti modi. Toniolo si è battuto per il riposo festivo, per la limitazione delle ore lavorative, per la tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli. È fra i primi a parlare di etica dell’Economia, quindi dell’Economia sociale. Questi temi sono stati affrontati da Benedetto XVI recentemente, nell’enciclica Caritas in veritate, laddove parla della tutela dei diritti dei lavoratori, della dignità del lavoro… Oggi – forse – nessuno è più costretto a lavorare di domenica e molti diritti sono stati recepiti. Ma di fatto il precariato, il tentativo di mistificare il contenuto dei contratti attraverso forme palliative di assunzione – prestazioni occasionali, contratti a progetto… – sono strumenti che rischiano di avere il solo effetto di aggirare i diritti acquisiti dai contratti collettivi nazionali. In questo, Toniolo ha oggi più che mai qualcosa da dire: va rilanciato il suo impegno a supporto della dignità del lavoro. Non si tratta più di far recepire i diritti dei lavoratori nell’immaginario collettivo, ma di attuarli fattivamente. Qui stanno la forza dell’Economia sociale, della morale, dell’etica, l’importanza del rispetto del lavoro e il riconoscimento della dignità dell’uomo in un contesto lavorativo».