Prato

Le famiglie pratesi con il Papa

di Alice PolitanoBalconi addobbati, festoni e coccarde colorate, uomini e donne affacciati alle finestre che salutano e applaudono. Durante il percorso a piedi dalla stazione degli autobus, l’accoglienza dei milanesi è calorosa, sentita. Dalle case sorrisi, parole di incoraggiamento e saluti cordiali. Le 98 persone di San Pietro a Iolo e la delegazione di Azione Cattolica diocesana ricevono questo tipo di benvenuto durante il cammino verso il parco nord di Bresso, periferia di Milano, l’immenso aerodromo scelto per ospitare il settimo Incontro Mondiale delle Famiglie.

Dopo un lungo viaggio in autobus, la sera di sabato 2 giugno è all’insegna della festa; non a caso il titolo della manifestazione è «Festa delle testimonianze». Tra balli e musica, si alternano le testimonianze di famiglie da tutto il mondo: c’è il padre albanese che racconta le difficoltà legate all’integrazione e una coppia che ha attraversato un duro periodo di crisi matrimoniale. Dopo una suggestiva «Vi amo così», canzone cantata all’unisono da tutto l’aerodromo, un momento di pausa per la cena. Alle 20,30 l’arrivo del Pontefice e il saluto dell’arcivescovo di Milano, Angelo Scola. Le prime parole di Benedetto XVI sono rivolte all’ascolto reciproco e spingono a vedere il fidanzamento come un cammino di discernimento: non un tu e io isolati, ma un noi, dietro il quale cogliere anche il coinvolgimento della Chiesa. Alla domanda di una famiglia greca sulla crisi che ha colpito la loro nazione, il Papa risponde con un invito alla politica, affinché sia prima di tutto «responsabilità morale e civile». Temi caldi questi, che vengono ribaditi pure la mattina seguente durante la messa. Nella sua omelia infatti, il successore di Pietro afferma che «siamo tutti chiamati a vivere un amore su modello della Trinità; anche la famiglia, tramite l’amore fra uomo e donna, deve riflettere la bellezza della Trinità». Certamente «non è una vocazione facile, ma – dice il Pontefice – l’amore è l’unica cosa che può davvero cambiare il mondo». Un riferimento importante anche quello alla festa; il riposo è necessario per poter ritrovare il gioco, la cultura e la condivisione. «È come un’oasi che disseta la nostra sete di Dio, ha detto il Papa, e questi due giorni per me sono stati così. Un’esperienza completa, dissetante in un certo senso», ha affermato una giovane di Iolo, Diletta Lombardi. C’è poi un nonno, Ferruccio Aiazzi, che è rimasto colpito dalla parola «coraggio» pronunciata dal Papa. «Bisogna rifondare la famiglia se vogliamo rifondare la società», afferma. E famiglia, lavoro e festa sono, anche secondo il Pontefice, «i tre doni di Dio a cui noi dobbiamo trovare un equilibrio». «Il pomeriggio di sabato, quando abbiamo cantato e ballato insieme, per me è stato il momento più bello, perché si respirava un forte senso di condivisione», dice Roberto Marino, uno dei tanti papà di Iolo.

Come detto, era presente anche un gruppo di Azione di Cattolica, guidato dalla presidente diocesana, Delia Pagliai. «Si è respirato un forte senso di Chiesa che cammina e cresce; – dice la responsabile dell’Ac pratese – emozionante il momento in cui il Papa ha preso in braccio Chiara, la bambina dei nostri amici, e vedere i volti commossi da un gesto così semplice, ma tanto significativo. Trovare il gruppo della Parrocchia di Iolo nel settore vicino al nostro, ci ha fatto sentire fra amici, persone arrivate lì per lo stesso scopo».

 

(dal numero 22 del 10 giugno 2012)

«A Prato accoglienza sincera per i separati»

«Abbiamo ascoltato con gioia le parole del Papa sulla comprensione e l’apertura verso le coppie divorziate e separate. È importante, infatti, che il Pastore della diocesi ribadisca l’accoglienza sincera verso coloro che hanno avuto un fallimento», così risponde il Vescovo Gastone Simoni all’invito di Benedetto XVI sull’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei divorziati. Un tema delicato questo, che il Pontefice ha voluto affrontare durante la sua omelia, invitando tutte le diocesi alla vicinanza e al sostegno verso queste persone. «La diocesi di Prato ha una lunga tradizione di interessamento concreto alla famiglia fondata sul matrimonio» prosegue il Vescovo. «Il merito è di mons. FiordelliPer il futuro, mons. Simoni si augura che «la pastorale familiare si allarghi ancora. Insieme alla cura dei giovani e all’incremento degli oratori, essa è un “passaggio” essenziale per il futuro della chiesa e per il bene comune e civile».