Italia

L’arrivederci alla «Carovana del cuore»

di Renato Burigana

La «Carovana del cuore», composta da ragazzi e ragazze di alcuni Paesi del sud del mondo e ospitata in Toscana nella scorsa settimana, è ripartita. I ragazzi, stanchi ma molto felici dell’esperienza vissuta, hanno vissuto insieme per alcuni giorni a contatto con la nostra regione. Provenivano da Palestina, India, Camerun, Burkina Faso, Bolivia e Brasile. Alcuni di loro non avevano mai lasciato il loro Paese di origine. L’arrivo a Firenze è stato emozionante. La città ha esercitato il suo fascino. L’esperienza, voluta dalla Unicoop Firenze, dalle associazioni cattoliche e dall’Arci, aveva l’obiettivo di far incontrare i ragazzi con le realtà della nostra regione che seguono i progetti, di far conoscere un’esperienza unica nel suo genere. Daniela Mori, responsabile per Unicoop del progetto e della carovana, aveva organizzato una serie di incontri, a piccoli gruppi, nelle scuole, nella parrocchie, nelle sezioni dei soci Coop e nelle case del Popolo. Incontri per raccontare, per conoscersi, per capire cosa si è fatto in questi anni e cosa si può fare ancora.

«È stata un’esperienza molto bella – spiega Daniela Mori – perché ci sono stati incontri diretti che hanno aiutato a conoscere, a scoprire quello che insieme possiamo fare. La testimonianza dei ragazzi è stata fondamentale. Soprattutto gli incontri nelle scuole sono stati i più fruttuosi». Gli incontri hanno avuto luogo nei centri commerciali e nelle piazze, molti sindaci e amministratori hanno accolto i ragazzi, ma quelli dove il clima è stato più cordiale e dove il linguaggio più diretto è stato quando i giovani del sud hanno incontrato i giovani toscani.

Sentire parlare i ragazzi del Mantoc, che a 14-15 anni hanno esperienza di lavoro, di sindacato, di vita vissuta sconvolge il nostro modo di pensare. Vedere che con poco, in Brasile, a Salvador de Bahia, si possono aiutare migliaia di giovani ad uscire dal tunnel della non vita per crearsi un futuro è stato importante.

Alcuni di questi giovani hanno raggiunto Firenze dopo viaggi estenuanti e superando non poche difficoltà (visti, viaggi lunghissimi basta pensare agli undici provenienti da Betlemme o ai giovani di Fontem, Camerun).

I giovani si sono spostati insieme, su caravan, e così hanno anche potuto familiarizzare fra loro. Ogni giorno il programma, intenso e complesso, prevedeva incontri, racconti, cene con i sostenitori del progetto.

Questo è stato possibile grazie alla conoscenza e all’affiatamento, raggiunto in questi otto anni, da molte associazioni che prima forse solo si conoscevano di nome. Oggi per Agata Smeralda, per il Movimento Shalom, per le Suore di Santa Elisabetta, per i Focolarini, per l’Arci, solo per citarne alcuni, lavorare insieme non è più un problema. Anzi si è giunti alla consapevolezza che insieme si possono realizzare progetti che da soli sarebbe impensabile solo pensare. La Unicoop Firenze, con Daniela Mori, è riuscita a coordinare sigle e percorsi diversi, coinvolgendo i giovani, prima nel progetto «Noi con gli altri», oggi con la «Carovana del cuore». È bene ricordare che in questi ultimi tre anni sono molte le scuole toscane che grazie al progetto «Noi con gli altri» hanno potuto fare un percorso di conoscenza e di approfondimento delle problematiche del Sud del mondo. E completare questo percorso di studio con viaggi di istruzione in alcuni Paesi: India, Camerun, Palestina e Israele. Accanto a questo impegno c’è anche quello di condividere e partecipare a progetti di realtà toscane come il Meyer e l’Associazione Trisomia 21.

Un impegno forte che coinvolge decine di scuole, migliaia di giovani che scoprono e si impegnano non solo per aiutare i loro amici del Sud, ma anche per aiutare, qui in Toscana, i loro compagni che non hanno vissuto questa esperienza.

Il Cuore si scioglie, fin dall’inizio (Natale 2000), aveva due obiettivi. Condividere con alcune realtà del Sud del mondo piccoli progetti concreti di sviluppo (la fabbrica di camice in India, la pizzeria in Burkina, la scuola a Betlemme e a Fontem, solo per citarne alcuni), ma anche e soprattutto far scoprire o riscoprire la necessità di condividere quello che si è, prima di quello che si ha. Provare a vivere in modo solidale, attenti ai bisogni delle persone che ci stanno accanto, fare attenzione agli stili di vita (e nel 2000 nessuno paventava la crisi che stiamo attraversando), condividere quel che si ha, poco o molto, con chi vive accanto a te.

Campaini, mons. Giovannetti, Martini e Striano lo hanno sottolineato più volte. Insieme è stato possibile, certamente unendo forse e sensibilità diverse, mostrando un cammino di condivisione di valori di cui oggi tutti sentono una forte necessità.