Pisa

LA FAMIGLIA? SCUOLA DI PACEI commenti al messaggio letto da Benedetto XVI in occasione del 1 gennaio, giornata mondiale della pacedi Andrea Bernardini

La famiglia, culla della vita e dell’amore, è anche il luogo dove si fanno determinanti esperienze di pace. Così Benedetto XVI, nel Messaggio scritto per il 1 gennaio 2008, giornata che la chiesa cattolica di tutto il mondo dedica alla riflessione sul grande valore della pace. «In effetti – scrive il papa – in una sana vita familiare si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l’amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell’autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l’aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità ad accogliere l’altro e, se necessario, a perdonarlo». Insomma «dove mai l’essere umano in formazione – si chiede Benedetto XVI – potrebbe imparare a gustare il sapore genuino della pace meglio che nel nido originario che la natura gli prepara? Il lessico familiare è un lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per non perdere l’uso del vocabolario della pace. Nell’inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella grammatica che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle loro parole».Sorride Paolo Puglisi, padre di cinque figli (quattro naturali e una in affidamento), coordinatore provinciale dell’Associazione nazionale famiglie numerose. A lui vengono in mente le parole di papà Antonino, per tanti anni al vertice di uno stabilimento nella «sua» Sicilia: «Per i figli ci si annulla» diceva Antonino, che di figli ne aveva ben sette. Tutti educati al rispetto, alla convivenza pacifica, al senso di responsabilità e di solidarietà. «Più le famiglie si allargano, più gli interessi personali di chi ne fa parte si fanno piccoli piccoli… e cresce il senso del bene comune».«La riflessione di Benedetto XVI è condivisibilissima – osserva Alessandra Benvenuti, direttrice del Consultorio familiare Ucipem di Pisa, ogni giorno in ascolto di casi di crisi di rapporti parentali. Molti degli utenti che si rivolgono ai nostri sportelli vivono conflittualità in famiglia. Ma intendono superarla positivamente, ben sapendo che è ricostruendo la pace in famiglia – e non fuggendo da essa – che riusciranno a trarne beneficio in primis loro stessi».Sono forse arrivate ad un punto di non ritorno alcune delle 185 donne residenti a Pisa che tra il novembre del 2006 e l’ottobre 2007, hanno telefonato al centro antiviolenza – finanziato dalla Società della Salute e gestito dalla Casa della Donna di via Galli Tassi a Pisa – denunciando un maltrattamento familiare. Più di una su cinque tra loro, dopo il primo contatto, ha deciso di denunciare il marito o il convivente. L’identikit delle donne che si sono rivolte alla Casa della Donna? Il 33% ha un’età compresa fra i 30 ed i 40 anni, il 73% è sposata o convivente, il 23% ha un lavoro precario, il 20% è disoccupata, il 73% ha figli, il 52% ha figli minori. Nel 55% dei casi i maltrattamenti sono fisici, nel 24% dei casi psicologici e nel 25% economici (il convivente trattiene anche il reddito della moglie). Nel 15% dei casi si tratta di persecuzioni da parte di ex mariti, conviventi o fidanzati.«Non meraviglia che la violenza – scrive il Papa nel messaggio per la giornata della pace – se perpretata in famiglia, sia percepita come particolarmente intollerabile».Lucia e Francesco Masi, nuovi responsabili dell’ufficio diocesano di pastorale familiare, hanno apprezzato il messaggio del Papa pronunciato per la Giornata mondiale della pace. A loro piace sottolineare il passo dove ricorda che «non si può dimenticare che la famiglia nasce dal “sì” responsabile e definitivo di un uomo e di una donna e vive del “sì” consapevole dei figli che vengono via via a farne parte. La comunità familiare per prosperare ha bisogno del consenso generoso di tutti i suoi membri».«Lo stesso Creatore – dicono Francesco e Lucia – ha atteso da sempre il sì di una ragazzina, figlia di un piccolo popolo, Israele, cittadina di un piccolo paese, Nazareth, per formare la famiglia in cui incarnare la sua Parola. Ogni giorno, ogni ora, in una famiglia si è chiamati ad esercitare, rivivere, rinnovare, quel sì al perdono, alla vita, all’amore, alla volontà di Dio ed anche alla croce che fu il sì di Maria. Il mondo aspetta di vedere brillare nella quotidiana normalità delle nostre famiglie l’amore di Dio per l’uomo. Talvolta ci può sembrare difficile o impossibile accettare la storia che Dio fa con la nostra famiglia, quello è il momento della preghiera, del ricordarsi che “nulla è impossibile a Dio”, di appoggiarsi alla croce per risuscitare con Cristo».