Prato

In Duomo, la “Porta della luce” di Spagnulo

di Damiano Fedeli

La prima impressione è quella di trovarsi davanti a un portone di legno socchiuso. Ma avvicinandosi e toccando con mano, ci si accorge che quello che si ha davanti è ferro massiccio. E quella che pareva una porta si rivela invece l’incisione di un tau, la t greca, primordiale simbolo della croce. È questo il monumento sepolcrale dei Vescovi di Prato (il nome è proprio «La Porta della luce») che sarà collocato nella navata sinistra del duomo, a completare la tomba di mons. Fiordelli e degli altri pastori della Chiesa pratese.Un’opera imponente – 2,40 metri di base per 3,37 di altezza, dieci tonnellate il peso – realizzata dallo scultore Giuseppe «Pino» Spagnulo, pugliese d’origine, una vita a Milano, uno degli artisti italiani più importanti nel panorama internazionale. A chiamare l’artista sono stati i committenti dell’opera, Diocesi, Capitolo della Cattedrale e Opera del Duomo. L’opera verrà inaugurata ufficialmente sabato 5 dicembre in Cattedrale. A Prato arriverà da Milano, dove Spagnulo ha il suo studio, il primo dicembre e, considerate le dimensioni e il peso dell’opera sarà un trasporto che richiederà una particolare cautela, specie nell’ultima parte, l’arrivo in duomo, dove la scultura entrerà scorrendo su un piano di legno e ferro per arrivare a destinazione su dei rulli.Immerso nelle nebbie di inizio novembre, lo studio di Spagnulo è un capannone nella zona industriale di Gaggiano, periferia sudovest del capolouogo lombardo. La scultura pratese è già vicina all’ingresso, pronta a partire, dopo gli ultimi ritocchi, le fiammeggiature sulla base, che così ha preso un colorito cangiante, e le «bruciature» sul corpo principale, a renderlo variegato e multiforme. Dettagli che smorzano l’innegabile possanza dell’opera, rendendola quasi lieve. Una sensazione cui contribuirà anche l’attento dosaggio delle luci che sottolineeranno da dietro tutto il taglio del tau-croce, un allestimento studiato da Gabriele Amadori, light designer per i più importanti teatri italiani.«Questa opera è nata da un’idea di don Giuseppe Billi, che mi ha chiamato per fare un monumento per il sepolcro dei Vescovi nel Duomo di Prato. Lo scultore si mette sempre nella posizione del rapporto tra la vita e la morte. Quest’opera deve simboleggiare la morte come fatto straordinario della natura umana. Allora ho pensato a un’opera che abbia la forza del materiale ma anche questo segno molto semplice del tau, simbolo antichissimo, un segno orizzontale e uno verticale, che poi è la croce di Cristo. Qual è la particolarità? Non c’è niente di scenografico. È uno scontro fra lo scultore e il materiale in cui ho cercato di riassumere il mistero della vita e quello della morte. Che cos’altro può fare un artista, se non questo? Sono veramente felice di andare nel Duomo di Prato, che è la casa degli artisti: Donatello, Paolo Uccello, Filippo Lippi, e per venire al contemporaneo, Bob Morris. Il mistico è insito nella natura dell’uomo».(dal numero 43 del 29 novembre 2009)

L’inaugurazione

Sabato 5 dicembre, nel quinto anniversario della morte di mons. Fiordelli, si terrà l’inaugurazione della «Porta della Luce», il monumento sepolcrale dei vescovi di Prato, in Duomo. Questo il programma: ore 16.30: il vescovo Simoni benedice l’opera, alla presenza del Capitolo della Cattedrale e delle autorità cittadine. Alle 17, interventi di don Giuseppe Billi e dell’autore, Pino Spagnulo. Alle 17,20, conferenza del prof. Giorgio Campanini su «Mons. Pietro Fiordelli e il movimento di spiritualità familiare». Alle 18 la messa presieduta dal vescovo Simoni.

L’artistaGiuseppe – Pino – Spagnulo è nato a Grottaglie (Taranto) nel 1936. Dopo la formazione nella ceramica a Faenza, si trasferisce a Milano, dove frequenta l’accademia di Brera e diventa assistente di Lucio Fontana e Arnaldo Pomodoro. I «grandi ferri» sono il suo segno distintivo, grandi sculture in metallo da installare nell’ambiente urbano. Nel ’72 vince la Biennale a Venezia. Subito dopo viene a Prato con una sua esposizione nelle piazze della città. Racconta: «Nel tempo ho cercato all’interno del materiale la raffigurazione della drammaticità della materia. Dentro il materiale c’è la scultura». Conosciuto e apprezzato nelle maggiori collezioni del mondo, una delle ultime realizzazioni di Spagnulo è la scultura monumentale per i caduti di Nassiryia, 19 blocchi di ferro, tanti quanti i caduti, opera realizzata per un parco a Roma, a San Paolo fuori le mura. In quella lastra la tensione verso Diodi Giuseppe BilliGrande, notevole, «storica» l’opera in lastra di ferro di Giuseppe Spagnulo. Pensata per il Duomo di Prato, accanto a capolavori di Donatello e Robert Morris, in memoria – e lo sarà per sempre – dei Vescovi, padri e maestri della Chiesa pratese. Primo tra questi mons. Pietro Fiordelli – uno dei più significativi padri del Concilio Vaticano II – che è stato anche il primo vescovo residenziale della Diocesi di Prato, dal 1954 al 1991. Scomparso nel 2004, mons. Fiordelli è stato, oltre che pastore della Chiesa, figura importante che ha segnato, con la sua efficace presenza, Prato nel suo periodo di più splendido successo e sviluppo: dalle «cento ciminiere» ai più talentati geni della moda. L’opera di Spagnulo è una grande lastra che si erge su un piccolo bastione a piedistallo, un parallelepipedo di ferro, rugato da lunghi solchi, come pietra basilare per una «costruzione vivente» (v. I Pt. 2,4). Ricorda Cristo e Cefa (Pietro, la roccia). La grande lastra ha spessore robusto, è un corpo compresso e complesso, forgiato a lungo dal fuoco fino a farvi emergere la pelle e la carne di un mondo tragicamente abraso, e pur attuale e inesauribile. Al centro, verticale, e in alto, nella dimensione orizzontale, Pino Spagnulo ha inciso un taglio a Tau, un’apertura visibile che, all’incrocio dei due bracci, si apre e divarica agli angoli, divenendo una porta che si schiude (ancora Cristo: “Io sono la porta” Gv. 10.9). Verso dove? Verso chi? Dietro, per tutta l’estensione del taglio del Tau, Spagnulo ha voluto una luce vivida: l’impronta-spiraglio di Dio-luce, estuario e fonte, benedizione e appello, stimmata e reliquia che attira ogni uomo – in primis gli apostoli – verso l’abisso della sua eterna e pacifica Luce.