Prato

Il rebus dei “bambini fantasma”

di Damiano Fedeli

I bambini di stranieri senza permesso di soggiorno possono essere registrati oppure no all’anagrafe? Secondo un funzionario della prefettura di Prato, dopo l’8 agosto, con l’entrata in vigore del «pacchetto sicurezza» del Governo, questa possibilità è a rischio. Il Ministero dell’Interno smentisce. Ma le associazioni che si occupano di immigrati ribattono: le norme non sono chiare. Ma andiamo con ordine. L’allarme è stato lanciato da Giovanni Daveti, funzionario della prefettura pratese che si occupa di cinesi, sentito dal quotidiano «Il Tirreno» martedì 28: fra poco più di una settimana, quando saranno effettive le nuove norme sulla sicurezza, gli immigrati senza permesso di soggiorno non potranno più presentarsi all’anagrafe per registrare i propri figli. Questo perché nelle nuove norme è stata cancellata la deroga alla necessità di presentare il permesso di soggiorno proprio per gli atti di stato civile. Si creerebbero, così, decine, di quelli che la stampa ha ribattezzato «bambini fantasma». Un problema enorme, se si considera che solo a Prato, dall’inizio dell’anno, sono nati 412 bambini di genitori senza permesso di soggiorno. Il Viminale si è affrettato a smentire, con una nota alla stampa: «Sono destituite di fondamento le notizie riportate oggi da alcuni organi di stampa sull’eventualità che le nuove norme inserite nel pacchetto sicurezza impediscano ai genitori non in regola con il permesso di soggiorno di iscrivere all’anagrafe il figlio nato in Italia. Nessuna previsione in tal senso è contenuta nella legge appena pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale». La nota del Ministero dell’interno prosegue dicendo che «per gli atti di stato civile, tra cui rientra quello di nascita, non è richiesta l’esibizione del permesso di soggiorno, trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del neonato, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. Dichiarazioni che possono altresì essere rese anche dal medico, dall’ostetrica o da qualsiasi altra persona che abbia assistito al parto». E ricorda come, secondo quanto stabilisce il Testo unico sull’immigrazione, le straniere che hanno un figlio in Italia hanno diritto a un permesso di soggiorno valido per il periodo di gravidanza e che può essere esteso fino al sesto mese del bambino e «che può essere anche rilasciato al padre». La precisazione del Viminale non convince però Caritas Italiana. Spiega Manuela De Marco, dell’ufficio immigrazione nazionale: «Le vecchie norme prevedevano esplicitamente che la presentazione del permesso di soggiorno non fosse necessaria per gli atti di stato civile. Ora, invece, fra le deroghe, non c’è più. Chi glielo dice allo straniero o all’ufficiale dell’anagrafe che si tratta di “dichiarazioni rese, anche a tutela del neonato, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto”? Mica sono avvocati…». In pratica, le norme che entreranno in vigore non sono chiare: non dicono esplicitamente che gli stranieri «clandestini» non devono esibire il permesso di soggiorno per registrare i figli all’anagrafe. E quindi si prestano di volta in volta all’interpretazione. Secondo la De Marco: «Sarà necessaria una circolare del Ministero agli uffici anagrafe che spieghi come devono regolarsi». Sulla vicenda, il presidente della Provincia Lamberto Gestri ha usato toni molto duri («da Prato parta una mobilitazione per cambiare le aberranti regole del pacchetto sicurezza»), constatando come «È una norma non chiara; preoccupa l’improvvisazione con cui vengono trattati temi così delicati. Spero che questo dibattito solleciti le coscienze e quanti, laici o cattolici, hanno a cuore la dignità delle persone e dei più indifesi a interrogarsi sulle scelte che si stanno facendo e sulle loro conseguenze». Ridimensiona le preoccupazioni di Caritas italiana l’assessore comunale alle Politiche sociali, Dante Mondanelli, secondo il quale «Ufficiali dell’anagrafe, formati per interpretare le leggi, non avranno nessun problema. E non ci sarà neppure nessuna problematica sociale: a nessun bambino verrà negato il diritto del riconoscimento, è talmente chiaro! E la madre, lo ribadisco, ha diritto a un permesso di soggiono di sei mesi dopo il parto».

(dal numero 30 del 2 agosto 2009)