Pisa

E IL DUOMO DI PISA SI DIPINGE DI AMARANTOdi Graziella Teta

Mescolati ai turisti che affollano Piazza dei Miracoli, lo scorso sabato pomeriggio, i fedeli accorrono a frotte in Cattedrale, stracolma, per assistere all’ordinazione episcopale di monsignor Simone Giusti. I volontari dell’arcidiocesi hanno un gran daffare per gestire l’accoglienza: tante facce nuove oggi, dicono. Già, perché oltre ai pisani, c’è la gente di Cascine di Buti (la parrocchia dove il neovescovo presterà servizio fino al 25 novembre), e i livornesi, giunti in gran numero per conoscere il loro nuovo pastore. I cugini labronici salutano l’amato predecessore monsignor Alberto Ablondi, cui era succeduto monsignor Diego Coletti, ora vescovo di Como, che è qui come concelebrante; l’altro è monsignor Giuseppe Bertello, nunzio apostolico in Italia: insieme officiano l’ordinazione conferita dall’arcivescovo metropolita Alessandro Plotti.

Cronisti e tv assediano i parenti di monsignor Simone Giusti. La madre Angiolina, 82 anni, è emozionata davanti alle telecamere: «Almeno mi rimane vicino, in Toscana, il mio Simone», riesce a dire con un filo di voce. Il cugino Roberto commenta: «Livorno ha avuto fortuna, Simone sa ascoltare la gente; in lui spicca l’umanità». L’unico nipote, Giacomo, 26 anni, dice: «Sono molto legato a mio zio. Lo aspetta un grande impegno a Livorno, ma sono sicuro che farà bene, soprattutto per le persone più bisognose». Gli fa eco il padre medico, Luciano, fratello del neovescovo: «La terra livornese è poliedrica, Simone è creativo; c’è “materia“ per costruire. I livornesi hanno bisogno di lui, e lui di loro». E mostra lo stemma del nuovo vescovo: il mare e le colline che caratterizzano la morfologia labronica, rimandando al battesimo (il mare), alle virtù teologali fede, speranza, carità (tre colline), seguendo la stella (Maria, madre della Chiesa, Madonna di Montenero, patrona della Toscana). Dice Luciano, commosso: «per noi questa stella del mattino è anche Miriam, la nostra amata sorella scomparsa». E ricorda quando tutti e tre, da piccoli, andavano al mare, a Viareggio, a sfidare le onde, tornando a casa bagnati come pulcini. Già allora valeva per Simone il motto che completa il suo stemma: «Virtus non timet».

Poi il brusìo si smorza, e inizia la santa messa di ordinazione che offre uno straordinario colpo d’occhio sui celebranti: 17 vescovi e 150 sacerdoti. L’arcivescovo Plotti esordisce: «Oggi il nostro fratello Simone sarà ordinato vescovo, successore di quegli apostoli che, sulle rive del lago di Galilea, Gesù risorto chiamò e invitò a gettare le reti per la pesca e a seguirlo. Anche a lui viene rivolto lo stesso invito, perché continui, come loro, la missione del Maestro di portare all’umanità la luce dell’amore di Dio».

Segue la liturgia della Parola: Geremia (…va da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che ordinerò. Non temere, perché sono con te per proteggerti), S. Paolo a Timoteo (…soffri per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio), Giovanni (…disse Gesù: Io sono il buon pastore che offre la vita per le sue pecore). Poi l’ordinazione, con la presentazione dell’eletto. Il vicario generale di Livorno Paolo Razzauti dà lettura del mandato del Papa (firmato il 25 ottobre 2007), che esprime «gaudium et spes» per il diletto figlio Simone inviato come successore di Pietro alla chiesa cattedrale di Livorno, e che già si «è distinto nell’arcidiocesi di Pisa per competenza pastorale e virtù umane».

Sottolinea Plotti nell’omelia che «soffrire per il vangelo è il destino del vescovo; egli è costituito araldo, apostolo e maestro, per esercitare il ministero episcopale, che è fonte di sofferenza: perché vive le fatiche di formare e plasmare la comunità cristiana cui è inviato». Livorno, aggiunge Plotti, è città aperta alle istanze di giustizia, libertà, solidarietà, dove occorre tenere alto il livello del dialogo e del confronto con tutti; i livornesi si distinguono per disponibilità ed entusiasmo, spontaneità ed umanità: «tutti valori che ben si coniugano con quelli della nostra identità cristiana. Vale la pena, dunque, soffrire per il Vangelo, per essere testimone credibile nella nuova comunità».

Dopo essersi insediato, il neo vescovo scende tra gli applausi ad abbracciare la madre e i parenti, mentre incrocia con lo sguardo il gruppo dei ragazzi di Cascine di Buti che sventolano le mani per salutarlo. Si raccolgono le offerte (che saranno devolute alla Casa della Carità di Cascine di Buti). Dopo la comunione, il nuovo vescovo percorre la navata centrale benedicendo il popolo dei fedeli. Sotto l’ambone, una vera e propria claque: «Bravo Simone!», gridano i «fans».

    bbi il coraggio di osare con Dio, di rischiare con la fede e la bontà»: a fine celebrazione monsignor Simone Giusti cita l’esortazione di Benedetto XVI, cui esprime «gratitudine per avermi scelto. Mi impegnerò per essere degno di tanta fiducia». Poi ringrazia i suoi «maestri» Plotti e gli altri vescovi, i fratelli della diocesi di Pisa, dell’ Azione Cattolica, la famiglia «che mi ha insegnato a vivere la cristiano», i parrocchiani, le autorità presenti (in particolare il sindaco di Buti). Alla gente di Livorno dice: «Conosciamoci e amiamoci, perché l’evangelizzazione esige comunione, prima di ogni iniziativa e programma. Oggi comincia la nostra avventura insieme: l’avventura della fede».

E sul portone centrale, quasi a risposta, appare uno striscione da stadio: «Livorno presente». «È un segno!», qualcuno si lascia scappare. L’arcivescovo Plotti sorride: «Vedere uno striscione di Livorno nella Cattedrale di Pisa…stimola! Significa che tutti quelli che sono qui non si vogliono fare “mussurmani”. E dimostra che già il nuovo vescovo può contare su un discreto numero di fedeli». La battuta sui «mussurmani» si riferisce all’ilare articolo da prima pagina del mensile satirico livornese «Il Vernacoliere», che vaticinava la ribellione della città dei Quattro Mori all’arrivo del vescovo pisano. Altro che «barriàte» e conversioni di massa, commenta la gente, di massa sono state le vendite del giornale!

A celebrazione conclusa, il vescovo Giusti si concede un bagno di folla: indossa la sciarpa amaranto (quale primo segno di appartenenza a Livorno), stringe centinaia di mani, poi si eclissa con un «Ciao, popolo!». A due passi da lui, don Pablo, argentino, cerca di radunare le sue pecorelle della parrocchia livornese del Rosario, giunte qui in pullman. Dicono in coro: «Siamo felici per il dono del nuovo vescovo, lo aspettavano da 10 mesi…e sarà capace di smorzare l’antica rivalità tra le due città». E a Livorno è già iniziata la fervida attesa del nuovo vescovo: il 2 dicembre Simone Giusti farà il suo ingresso in diocesi.