Firenze

«Cristo vive, non appartiene al passato». L’incontro col vescovo Bellandi nel seminario di Firenze

L’incontro si è aperto con la preghiera dell’ora media e si è chiuso con quella dell’Angelus; dopo una breve introduzione il cardinale Betori ha salutato con affetto mons. Bellandi cedendogli la parola. L’intervento del vescovo di Salerno è iniziato con la contestualizzazione della citazione «Il tuo Salvatore vive», tratta  dall’esortazione apostolica Christus vivit di papa Francesco, che ha raccolto i frutti del sinodo sui giovani. Tre sono le «grandi verità che tutti abbiamo bisogno di ascoltare sempre, più volte», dice il papa: «Dio ti ama», «Cristo ti salva», «Egli vive». «Occorre ricordarlo, – ha detto mons. Bellandi – Cristo non è un ricordo del passato». L’incontro è proseguito con l’analisi di due eresie, gnosticismo e pelagianesimo, che rischiano di riproporsi ancora nella nostra società: da una parte c’è la tentazione di costruire «un cristianesimo senza Gesù, amando non Cristo, ma ciò che è bello; e questi sono gli gnostici moderni» ha detto mons. Bellandi, dall’altra «c’è chi crede che la vita cristiana vada presa con tanta fermezza da essere sempre seri e senza gioia: i neo-pelagiani» ha spiegato. In entrambi i casi siamo davanti a un «rifiuto del Dio fatto carne e le due eresie tendono a costruire una spiritualità che prescinde dal vero incontro con Cristo», ha detto. Si è sottolineata così la centralità del Dio fatto uomo ricordando il Convegno di Firenze, nel quale papa Francesco aveva detto che si sarebbe potuto parlare di «nuovo Umanesimo solo partendo da Gesù, lasciandosi guardare da Lui». Ma «non si tratta solo di riproporre l’incarnazione – ha detto Bellandi – quel che più conta è che “Egli vive”! Gesù come uomo che ha dato il buon esempio nel passato non sarebbe abbastanza per noi, rimarrebbe solo una testimonianza umana», mentre quel che sta alla base della nostra vita cristiana è «l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» ha ricordato, citando Benedetto XVI. Anche San Paolo, ha ricordato mons. Bellandi, scriveva alla comunità dei Corinzi: «se Cristo non è risuscitato, vana è la vostra fede». «Solo se Cristo è risorto allora è accaduto qualcosa di veramente nuovo» ha proseguito e, citando la Chistus vivit si è detto certo che ogni altra esperienza alternativa all’incontro con Lui «risulterà debole e temporanea». A conclusione di questa prima parte del suo intervento ha ricordato poi le parole dell’Evangelii gaudium attraverso le quali papa Francesco ricorda che Cristo risorto compie la sua opera ancora oggi e ci incoraggia ad «avere occhi aperti per coglierla» in quanto «una contemplazione così intesa coincide con una spiritualità autentica».Nella seconda parte del suo intervento, mons. Bellandi ha raccontato la sua recente esperienza come vescovo di Salerno. «Davvero – ha detto – qualsiasi altra soluzione alternativa all’incontro con Cristo, come dice il papa, ci lascerebbe dopo poco disorientati e indifesi». Il nuovo vescovo ha raccontato di essersi ritrovato in una realtà del tutto nuova, a svolgere incarico per lui nuovo e non semplice; «la cosa che mi sorprende di più però – ha detto- è che in questa fatica sono lieto perché non manca ogni giorno il segno di questa presenza del Signore». Non gli viene nemmeno chiesto di non sbagliare, racconta; gli viene chiesto di essere semplice. I giorni, poi, in cui sente di aver preso dimestichezza col nuovo incarico e di poter gestire di persona le situazioni «sono i giorni più tristi. Invece, quando non sai come cavartela hai una ferita aperta che ti lascia mendicante e allora scopri che il primo mendicante del tuo cuore è il Signore e questo è quello che mi fa vivere e mi salva» ha concluso.Il prossimo incontro sarà giovedì 26 marzo: mons. Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, commenterà il passo di «Christus vivit» che dice «Ogni pastorale è vocazionale, ogni formazione è vocazionale e ogni spiritualità è vocazionale».