Italia
Consulta: eletti i quattro giudici per raggiungere il “plenum”
I partiti finora non erano riusciti a trovare un accordo ampio, reso necessario dall’alto quorum richiesto proprio per fare in modo che i nominati, pur essendo espressione del pluralismo della rappresentanza politica, fossero in grado di raccogliere un consenso più largo delle maggioranze di turno

Il Parlamento in seduta comune, riunito a Montecitorio, ha finalmente eletto i quattro giudici della Corte costituzionale che mancavano per ricomporre il “plenum” dell’organo. Si tratta di Francesco Saverio Marini, Massimo Luciani, Roberto Cassinelli e Maria Alessandra Sandulli. Il quorum richiesto era pari ai tre quinti dei componenti delle Camere, vale a dire 363 voti.
Tutti e quattro i giudici eletti hanno abbondantemente superato questa soglia, con minimi scarti tra loro: Luciani 505 voti, Cassinelli 503, Sandulli 502, Marini 500. Luciani, 72 anni, è ordinario di Istituzioni di diritto pubblico alla Sapienza di Roma. È membro dell’Accademia dei Lincei ed è stato presidente dell’Associazione dei costituzionalisti. Cassinelli, 69 anni, è avvocato cassazionista e svolge la professione forense dal 1985. È stato anche deputato e senatore. Sandulli, 68 anni, è ordinario di Diritto amministrativo a Roma Tre. Per la stessa disciplina è stata anche professore ospite a Parigi, alla Sorbona. Marini, 51 anni, è ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso l’università di Roma Tor Vergata. Come consigliere giuridico della premier Meloni è considerato il “padre” della proposta sul premierato.
I ranghi della Consulta erano incompleti dal novembre del 2023, quando si era concluso il mandato dell’allora presidente Silvana Sciarra. Nello scorso dicembre erano scaduti altri tre giudici, così che la Corte si era ritrovata costretta a operare con undici membri su quindici, il minimo consentito per poter deliberare. Una situazione di eccezionale gravità dal punto di vista istituzionale, con la componente di nomina parlamentare quasi azzerata (gli altri dieci membri sono nominati in parti eguali dal presidente della Repubblica e dalle “supreme magistrature”). Lo stesso Sergio Mattarella era arrivato a parlare pubblicamente di “un vulnus alla Costituzione compiuto dal Parlamento, proprio quella istituzione che la Costituzione considera al centro della vita della nostra democrazia”.
Ma i partiti finora non erano riusciti a trovare un accordo ampio, reso necessario dall’alto quorum richiesto proprio per fare in modo che i nominati, pur essendo espressione del pluralismo della rappresentanza politica, fossero in grado di raccogliere un consenso più largo delle maggioranze di turno. La quadra si è trovata attribuendo due giudici ai partiti di governo (in particolare FdI e Fi) e uno al Pd, concordando poi un quarto nome “tecnico” gradito trasversalmente. Nell’ordine Marini, Cassinelli, Luciani, Sandulli. Tutti i giudici devono comunque avere un profilo adeguato. L’art.135 della Costituzione stabilisce che siano scelti “tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio”.