Prato

Catalogati i 29mila arredi sacri presenti nelle chiese di Prato

Si è conclusa dopo quindici anni di lavoro la catalogazione di tutti i beni artistici conservati nelle pievi, nelle chiese e negli oratori della Diocesi. L’iniziativa è stata messa in campo dall’ufficio diocesano per i beni culturali guidato da don Renzo Fanteppiè e si è svolta a partire dal gennaio del 2002. Da quella data, per tre giorni la settimana, Claudio Cerretelli, Laura Bandini e Monica Cecchi hanno effettuato una certosina opera di ricognizione delle opere da schedare. Sono stati così visitati, tra parrocchie e oratori, ben novantadue edifici di culto. Grazie ai sopralluoghi è stato possibile inventariare quasi 29mila oggetti, tra calici, pissidi, pianete, candelabri, banconi di sacrestia, inginocchiatoi e ogni tipo di arredo sacro. Sono stati catalogati 809 autori, preparate 220 schede bibliografiche e scattate oltre 32mila foto a corredo delle schede.

«Per ogni bene è stata compilata manualmente una scheda sintetica – spiega don Renzo Fantappiè – contenente una breve descrizione, le misure, una ipotesi attributiva, la collocazione cronologica, l’ambito culturale e la localizzazione del bene all’interno dell’immobile». Facendo un esempio, adesso sappiamo che un determinato candelabro in ottone del XVII secolo si trova nella tal chiesa ed è posizionato in sacrestia in un armadio a muro.

«L’impegno degli operatori fatto direttamente sul campo – dice Monica Cecchi dell’ufficio beni culturali – ha permesso di inventariare beni sconosciuti, non di rado conservati in luoghi non adatti. Per questo, molte opere sono state recuperate e ripulite». In particolare sono state schedate tutte le campane presenti in diocesi e tutti gli organi storici presenti nelle chiese. Dopo la prima ricognizione, lo scatto delle foto e una prima ipotesi attributiva, per ogni oggetto è stata fatta un’appropriata ricerca archivistica e bibliografica compiuta da don Fantappiè e dai suoi collaboratori negli archivi di Stato di Firenze e Prato e negli archivi diocesani di Pistoia, Prato e Firenze. Naturalmente tutte le schede prodotte sono state digitalizzate e inviate anno dopo anno all’ufficio nazionale dei beni ecclesiastici della Cei a Roma.

Il materiale prodotto è entrato a far parte di BeWeB (beni ecclesiastici in web), un portale vetrina che dà conto del lavoro di censimento sistematico del patrimonio storico, artistico, architettonico, archivistico e librario portato avanti dalle diocesi in Italia. Il sito è utile agli studiosi e ai ricercatori che intendono fare ricerche su determinate opere ma è molto interessante per qualsiasi fedele che ad esempio voglia fare una esplorazione online dei 64mila edifici di culto presenti nel sistema. Nella sezione «Chiese e Parrocchie italiane» si possono trovare schede contenenti informazioni che vanno dal nome del progettista alle notizie storiche, dalla descrizione dell’esterno e dell’interno alla collocazione geografica esatta con tanto di foto della chiesa o dell’oratorio in questione.

Oltre al livello pubblico appena descritto c’è anche un livello di accesso al portale riservato ai parroci, ovvero ai custodi pro tempore delle opere conservate nelle chiese che sono chiamati ad amministrare. Proprio in questi giorni l’ufficio beni culturali di Prato sta inviando a ogni sacerdote una lettera contenente le istruzioni per accedere alla schede online della propria chiesa. «Le informazioni sul singolo bene sono online e visibili a tutti, manca l’informazione sulla collocazione esatta, si conosce soltanto il nome della Diocesi di appartenenza – conclude don Fantappiè -, questo serve per mettere le opere al riparo da possibili furti. Se qualche studioso volesse saperne di più su un determinato arredo può recarsi nei nostri uffici in via del Seminario».

Questo grande lavoro è stato reso possibile anche grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, che negli anni ha contributo notevolmente anche ai restauri delle chiese pratesi.