Italia

CARITAS; RAPPORTO 2002: PRECARIETÀ E POCHI DIRITTI PER GLI IMMIGRATI

Il permanente stato di “precarietà” dei circa 2 milioni e 350 mila immigrati e dei richiedenti asilo politico in Italia è stato denunciato oggi a Roma dalla Caritas italiana, durante la presentazione del Rapporto attività 2002 e del 29° convegno nazionale delle Caritas diocesane che si svolgerà dal 16 al 19 giugno ad Orosei (Nuoro). La Caritas è stata sempre critica rispetto alla nuova legge sull’immigrazione e oggi, a distanza di sette mesi dalla regolarizzazione, “che è avvenuta finora solo al 40% – ha commentato don Giancarlo Perego, responsabile dell’area nazionale della Caritas italiana -, tutte queste persone sono in una specie di limbo nel quale non vengono garantiti i diritti fondamentali, come poter tornare in patria o cambiare lavoro”. Inoltre il processo a rilento della regolarizzazione, ha osservato don Perego, “ha impedito la programmazione dei flussi per regolare la domanda e l’offerta, per cui l’ingresso irregolare continua ad essere l’unico modo per entrare in Italia”. La Caritas, ricordando i 26 conflitti dimenticati attualmente in corso, soprattutto in Africa, e il legame stretto tra povertà e guerra, ha lamentato i limitati stanziamenti del governo italiano per gli aiuti allo sviluppo: “Pochi giorni fa è stata deciso lo stanziamento del 0,19% del Pil, quando invece gli standard internazionali chiedevano almeno lo 0,7% – ha ricordato Paolo Beccegato, dell’area internazionale Caritas -. Questo è lontano dalle promesse ostentate mesi fa di arrivare all’1%. Siamo gli ultimi in Europa negli aiuti allo sviluppo e, dietro di noi, nel mondo, vi sono solo gli Stati Uniti, che destinano alla cooperazione solo lo 0,11% del Pil”. Don Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana, ha ricordato “il grande cuore” degli italiani nel sostenere con le loro offerte (l’85,6% delle donazioni alla Caritas provengono da privati) le attività della Caritas (che nel 2002 ha speso oltre 14 milioni di euro, di cui 12 milioni in interventi caritativi nel mondo e il resto per attività formative in Italia), mentre da parte delle istituzioni vi è stato invece “un arretramento” nell’impegno a favore delle fasce più deboli della popolazione. Sir