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Calcio, la partita dell’appello
“Signor presidente – ha detto Della Valle – sono tre mesi che siamo in questo tunnel, ma la Procura continua a dire: stando così le cose, voi c’entrate. Ma signori – ha aggiunto – per un minuto mettiamo da parte questa prefazione, fermiamoci e andiamo sui fatti. Quando dicevo di essere sereno, lo asserivo proprio perché mi basavo sui fatti”.
Diego Della Valle ha tentato di spiegare la sua tesi e, rivolgendosi al collegio della Corte Federale, ha chiesto di poter valutare tutto con estrema attenzione. “Qui ci sono tutta una serie di anomalie – ha detto il presidente onorario della Fiorentina -, sono stato ben 9 ore a Napoli per ascoltare le intercettazioni telefoniche, anche per capire di cosa si sta parlando, visto che, leggendole fanno un effetto brutto”. “Ebbene – ha puntualizzato -, le ho sentite tutte e non c’é stata nessuna richiesta di favori a nessuno. Senza parlare che vorrei tanto sentire l’intercettazione con Bergamo, la mamma di tutte le intercettazioni, per far capire di cosa si sta parlando”.
Il numero uno della Fiorentina va sullo specifico: “Mi sono ritrovato delle fotografie sul famoso incontro con Bergamo, dove i carabinieri dicono che siamo in un albergo nei pressi di Firenze e da quelle immagini sembra si stia sull’Aspromonte. Quello è il più bell’albergo di Firenze e se si allarga l’immagine si vedrà che ci sono tante e tante altre persone, non solo noi. Insomma non era una riunione carbonara”. “Senza parlare poi – ha ripreso Della Valle – dell’ambiente che c’era attorno a noi e alla nostra società. Siamo stati i primi a combattere per ripristinare i diritti collettivi, io in prima persona, ma non ci fu permesso. Non solo. Abbiamo fatto diverse battaglie, dicendo ad esempio che la Lega non poteva andare avanti in questo modo”. “Con la Juve, poi – ha ripreso Diego Della Valle -, non ci sono stati scambi di giocatori. E poi sentir dire da alcuni nei nostri confronti: che vadano in B, così imparano. Ecco, di che cosa stiamo parlando? Voglio dire i giochi erano tutti fatti e nel calcio ci sono problemi serissimi che vanno affrontati”.
I dirigenti della Fiorentina non hanno mai avanzato richieste illecite. E’ questo il punto fermo su cui ruota la difesa nel merito del club viola: il legale della società, l’avvocato Alberto Bruni, ha infatti insistito davanti alla Corte federale che nelle telefonate finite sotto inchiesta “non c’é alcuna incidenza sulla terzietà degli arbitri”.
I vertici del club “si sono rapportati a un vice presidente della federazione (Mazzini ndr) del quale hanno raccolto l’invito a chiedere giustizia – spiega il legale – Cosa c’é di illecito? Vogliamo capire come si possa determinare l’illecito nell’andare a rivendicare il giusto, di chiedere alle istituzioni di non essere svantaggiati”. La condotta tenuta dai dirigenti viola, comunque, va collocata “sotto la soglia, nell’ambito di un comportamento che solo nell’ambito sportivo trova una sua censurabilità, ma nell’ambito dell’articolo 1 e non dell’articolo 6”. Insomma niente illecito sportivo, semmai solo mancanza di lealtà.
La difesa ha anche chiarito una delle questioni pregiudiziali circa il ruolo del patron Diego Della Valle all’interno del quadro societario, elemento questo su cui ha ottenuto di produrre tutta la documentazione così come accordato dall’ordinanza emessa ieri dalla corte. “Diego Della Valle non è socio della Fiorentina Spa – ha detto l’avvocato Bruni – e questo osta con la deferibilità dell’incolpato. Su questo abbiamo prodotto documenti con una nota di accompagnamento in cui si dice che tra i soci della Fiorentina non compare Diego Della Valle, che compare invece in una società in accomandita per azioni il cui capitale è controllato dal dottor Della Valle che a sua volta detiene la maggioranza della Fiorentina”. (Ansa)
Quanto alla richiesta della Procura di autorizzazione alla produzione di certificazioni e visure attinenti al thema probandum, la Corte dispone di subordinarne l’ammissione alla prova, da fornirsi nello stesso spazio temporale assegnato alla difesa di Diego Della Valle”.
Al punto due, accolta la richiesta della Lazio, Lotito e Franco Carraro, in cui viene disposta “l’acquisizione presso l’ufficio indagini della deposizione di Tombolini che assume rilevanza in quanto concernente persona che risulta aver svolto un ruolo tecnico nel’evento sportivo oggetto di deferimento”.
Disposta anche l’acquisizione della copia della rivista giuridica prodotta dalla difesa in quanto utile “ad integrare il materiale probatorio”.
Sulla posizione di Paparesta la corte ha accolto la richiesta, rinviando l’esame “nel corso di apposita seduta fissata dal presidente di questa corte”.
Il quarto punto riguarda la posizione di Gennaro Mazzei, accolta la richiesta della difesa fatta in apertura di udienza, che chiedeva l’acquisizione della trascrizione della telefonata 30989 del 18 aprile 2005 “effettuata dalla difesa”.
Rigettata invece l’istanza di Lotito e Rocchi di acquisizione “della deposizione che Cosimo Maria Ferri avrebbe reso davanti all’ispettorato generale del ministero della giustizia, tenuto che a questa corte difetta il potere di ottenere l’esibizione di atti da pubbliche amministrazioni”.
Sesto punto sulla Fiorentina e le richieste di acquisire atti su indagine relative alla gara Lazio-Fiorentina e alla posizione dell’arbitro Rosetti nonché la gara Lecce-Parma “rileva che nessun concreto elemento è stato offerto in merito all’effettiva assunzione di atti relativi a tali eventi o circostanze o a conclusione delle indagini, contestata espressamente dalla Procura federale e riserva ogni ulteriore provvedimento all’eventuale acquisizione della prova, da fornire dalla parte interessata, dell’esistenza e legittima ostensiilità degoi atti in questione”.
In coda il primo atto della Corte federale estromette dal procedimento in quanto “la decisione di primo grado è divenuta definitiva” Paolo Bergamo, Domenico Messina e Paolo Tagliavento. (ANSA).
Per la Juventus Palazzi ha confermato che “vi era accordo tra Moggi e Giraudo” e che il primo agiva per conto del club davanti alla federazione: questo avalla la responsabilità diretta della società, per la quale la sanzione giusta è quella dell’esclusione dal campionato di competenza cosii” come chiesto già davanti alla Caf. Sul Milan l’accusa ribadisce che l’addetto agli arbitri del club rossonero, Leonardo Meani non agiva in maniera autonoma e che la sua posizione “non è scissa da quella di Galliani”, anche perché il dirigente milanista”chiedeva conto dell’intervento di Meani sui designatori”. Palazzi sottolinea anche che le richieste avanzate dal Milan erano “sofisticate. Era un modo sottile di chiedere favori senza dettare sospetti nell’opinione pubblica. Il Milan con Meani adottava lo stesso schema di Moggi”. Per questo il trattamento sanzionatorio del Milan deve riferirsi alla responsabilità oggettiva perché ‘Meani era un dirigente tesserato del Milan e la sua condotta e’ particolarmente grave, perché l’intervento era finalizzato a incidere sulle regole del gioco”. La richiesta di Palazzi è quella già fatta in primo grado (retrocessione in B con tre punti di penalità) o almeno quella emessa dalla Caf “ma aggravata sulla stagione appena conclusa”.(ANSA).
I legali della Fiorentina hanno chiesto alla Corte di acquisire gli atti dell’ufficio indagini sull’audizione di Roberto Rosetti e anche dell’attività istruttoria sulla gara Lecce-Parma, che rientra tra le partite in qualche modo legate alla condanna del club viola. Le audizioni fanno parte nella seconda tranche dell’istruttoria fatta dal pool di Borrelli che porterà a nuovi deferimenti. L’avvocato Alberto Bruni ha fatto richiesta di ammissione delle prove per testi. “Elementi probatori che non sono stati presi in esame e chiediamo la preventiva ammissione delle prove” ha detto il legale. Anche la Lazio ha sollevato la richiesta di mettere agli atti la deposizione davanti all’ufficio indagini dell’arbitro Daniele Tombolini.
A Prodi viene risposto che Firenze ha spesso dimostrato di saper manifestare in modo civile come fu per la fiaccolata anti- Cecchi Gori che mobilitò 30.000 persone: “Non si può quindi mettere all’indice una tifoseria per un singolo episodio – dice Pucci – Vero che non bisogna mai degenerare nella violenza ma la rabbia di Firenze contro le decisioni della giustizia sportiva é comprensibile”. Una giustizia che per il Centro di coordinamento non va: “Il ministro Melandri ha ribadito che le sentenze non si commentano ma si rispettano. Nel caso di Calciopoli però il processo ha violato diritti che la nostra Costituzione tutela, ha fatto tutto l’accusa secondo un sistema che purtroppo ricorda l’Inquisizione. Abbiamo deciso di rivolgerci al ministro perché crediamo che, chiunque ami il calcio, sia offeso da tanta arroganza. Questo processo offende i cittadini, la sentenza fa male al calcio e non ci riferiamo solo alla Fiorentina”.
Per tutti questi motivi il Centro di coordinamento, rispondendo pure a D’Alema, ritiene che “il mondo politico non possa rimanere spettatore ma debba adoperarsi perché vengano fissate nuove regole, giuste e trasparenti che devono essere rispettate. E deve farlo subito, non dopo che i danni sono stati fatti”. (ANSA).
Domani (venerdì 21) i cinque giudici rimasti in organico nella Corte d’appello federale (il presidente Piero Sandulli, Mario Serio, Mario Sanino, Silvio Traversa e Salvatore Catalano) avranno un primo incontro per gli adempimenti procedurali di rito e da sabato, alle 9, daranno il via al processo d’appello sullo scandalo del calcio. La Corte federale, che per la prima volta diventa organo di secondo grado della giustizia sportiva, non entra nel merito, ma viene chiamato a fornire un’interpretazione delle norme, a dirimere gli eventuali conflitti di attribuzione fra gli organi federali.
I giudici si riuniranno a Roma, in un albergo dei Parioli. Dopo la stangata di venerdì della Caf, la Corte federale, orfana di Carlo Malinconico, attuale sottosegretario agli Interni che si è dimesso per evitare qualsiasi incompatibilità (lo stesso aveva fatto l’ex presidente Pasquale De Lise), si metterà al lavoro e nei primi giorni della prossima settimana emetterà il verdetto d’appello. Tuttavia, l’iter procedurale non si sarà ancora concluso, poiché l’articolo 27 dello Statuto della Figc affida alla Camera di conciliazione e arbitrato del Coni l’ultimo grado di giudizio della giustizia sportiva.
L’organismo del Coni ha ampi poteri e può intervenire anche nel merito delle pene (potrebbe anche annullare o ribaltare i verdetti precedenti). La Camera di conciliazione e arbitrato del Coni non ha stabilito date né scadenze, per accelerare i tempi bisognerà quindi richiedere una ‘via urgente’ per espletare tutte le procedure. L’Ufficio indagini della Figc, con a capo Francesco Saverio Borrelli, intanto, si occupa del secondo filone dell’inchiesta.
La posizione più delicata in questa nuova tranche dell’indagine appare quella della Reggina, anche alla luce dell’avviso di garanzia emesso nei confronti del suo presidente Lillo Foti (ma anche di altri tesserati, fra i quali l’arbitro Massimo de Santis). Borrelli starebbe analizzando anche le posizioni di Lecce e Parma, in seguito alle dichiarazioni rilasciate dall’allenatore Zdenek Zeman ai magistrati di Napoli e agli stessi 007 federali sulla partita del campionato 2004/05, finita 3-3. Zeman avrebbe paventato atteggiamenti rinunciatari da parte della sua squadra di allora (il Lecce). Le dichiarazioni del boemo sono state smentite davanti ai giudici dall’ex direttore sportivo dei salentini Pantaleo Corvino, che nei giorni scorsi ha invitato Zeman a ritrattare le accuse.
Nelle prossime ore, negli uffici della Figc a Roma arriveranno gli incartamenti dalla procura di Napoli, quindi Borrelli consegnerà al procuratore Palazzi questa seconda relazione, in seguito la Caf potrà avviare la seconda parte del processo sportivo “pur con tempi meno rapidi”, ha dichiarato lo stesso Borrelli stamattina. “Questa fase dell’inchiesta – ha spiegato l’ex capo del pool di mani pulite – è meno frenetica, perché i tempi sono leggermente più lunghi. Nella prima fase, invece, ci eravamo imposti delle scadenze. Il mio ufficio sta effettuando un ulteriore accertamento”. (ANSA).
Una mini maratona agevolata anche dalla media anagrafica del collegio d’appello presieduto da Piero Sandulli rispetto ai colleghi della Caf: in realtà per garantire la lucidità dei giudici il dibattimento non sforerà mai nella serata. Parola dello stesso professore che ha già in mente come strutturare quello che non vuole personalizzare come il suo processo.
Sabato si comincia con la parola alle difese che presenteranno nuove eccezioni: al termine scatterà la prima camera di consiglio per accogliere o respingere le richieste dei legali degli incolpati. Nel primo pomeriggio si riprende per entrare nel vivo delle questioni: il collegio (cinque i membri che lavoreranno con Sandulli: Carlo Malinconico, Salvatore Catalano, Silvio Traversa, Mario Sanino e Mario Serio) dovrebbe lavorare quattro ore la mattina e quattro la sera. “Sono un professor universitario e sono abituato alle maratone di dieci ore per le sedute d’esame” sorride Sandulli. E si andrà avanti a oltranza, con celerità ma senza venir meno alla ricerca della verità, per arrivare a giuste sentenze. Che, secondo quanto ha già detto lo stesso Sandulli, devono essere considerate definitive, perché il ricorso al Tar non sarebbe ammissibile.
Ma le difese stanno già pensando ai tribunali amministrativi qualora la corte d’appello non dovesse approdare a proscioglimenti pieni. Perché a parte la Juventus che si batterà per vedersi mitigata la retrocessione con 30 punti di handicap e per salvare uno dei due scudetti, gli altri tre club e anche gli incolpati vogliono una sentenza di assoluzione. Possibile però solo se i dirigenti condannati (Lotito e i Della Valle) venissero giudicati non colpevoli.
Insomma un ribaltamento della sentenza di condanna di primo grado che riconosceva comunque l’illecito: tentato e non consumato, di certo non strutturato così come lo aveva dipinto Francesco Saverio Borrelli nella sua relazione, così come l’aveva recepito Stefano Palazzi nei suoi pesanti deferimenti. Ma per la giustizia sportiva basta per far sprofondare i club colpevoli nella serie inferiore. Certo la Corte non permetterà troppi giri di parole alle difese che dovranno limitarsi a raccontare i fatti su cui si fonda il ricorso: insomma il dono della sintesi sarà d’obbligo più che per la celerità del processo, per evitare divagazioni inutili ai fini del verdetto. Non è escluso che vengano sentiti anche i diretti interessati, qualora ne facciano richiesta. Quanto alle prove o ai testimoni, non dovranno essere quelli già richiesti e respinti in primo grado.
Per il resto nessuna preclusione. Il professore che ha ricevuto il testimone da Cesare Ruperto e che si è trovato a presiedere la Corte dopo l’autosospensione di Pasquale De Lise (fattosi da parte per ragioni di opportunità visto che presiede il Tar del Lazio) è già al lavoro: straordinari serali per leggere le minuziose carte dei ricorsi. Nessuno si è tirato indietro e tenta la carta dell’appello. Si dovranno scontrare ancora con l’inflessibile procuratore Palazzi che invece ribadisce ancora le sanzioni richieste in primo grado. E poi ci saranno i terzi interessati che tra domani e dopodomani avranno il tempo di leggere i ricorsi e fare le controdeduzioni. Intanto giovedì è atteso di nuovo a Roma Borrelli che deve fare il punto sull’inchiesta bis di calciopoli: la Reggina rischia, ma anche un altro dei club coinvolti nella seconda tranche. E proprio i tempi per la coda del processo fanno temere per l’avvio del campionato che sembra sempre più difficile da rispettare.
“Lo slittamento è un ulteriore danno e difficoltà” dice pure il neo ct dell’Italia Roberto Donadoni, Un fatto che sembra ormai quasi assodato e che tiene banco in Figc. Come pure l’assegnazione del titolo 2005-06: si cercano i precedenti per avvalorare l’eventuale decisione. Il commissario Guido Rossi è al lavoro. L’attesa è tutta per la sentenza che dovrebbe arrivare martedì sera, anche se i giudici non vogliono avere limiti. E anche quello dell’Uefa non costituisce un termine invalicabile per la Corte. Stavolta niente lettura pubblica, si torna alle vecchie abitudini federali. (ANSA).
Dunque nel caso del processo su calciopoli, la controversia dovrebbe essere riservata solo agli organi di giustizia sportiva. Contro la decisione del Tar si può fare ricorso immediatamente al Consiglio di Stato. Il Tar, sempre secondo la 280, non può entrare nel merito del provvedimento sportivo, ma giudica in base alle ripercussioni che il provvedimento ha avuto per la società o il dirigente. Comunque, proprio per l’eventualità di ricorsi, sia il Tar sia il Consiglio di Stato hanno già convocato le loro sedute rispettivamente per il 7 e il 12 agosto.
Anche secondo il presidente del Tar del Lazio Pasquale De Lise, la materia del processo su calciopoli è disciplinata dal diritto sportivo e, di conseguenza, è di competenza della giustizia sportiva. Ma l’ex presidente della Corte Federale (ha lasciato per evitare il minimo sospetto di incompatibilità anche se non è la sua sezione del Tar che si occuperebbe dei ricorsi) lascia aperto uno spiraglio: le sentenze che usciranno dalla camera di consiglio, infatti, incideranno, in fatto e in diritto, sullo status delle persone, sia fisiche che giuridiche. Sulla vicenda Calciopoli, inoltre, c’é un procedimento penale ancora in corso. Tutti motivi validi per giustificare ricorsi al Tar. Come lo scorso anno, quindi, per la formulazione dei calendari bisognerà comunque aspettare il pronunciamento degli organi della giustizia amministrativa.
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