Italia

Acqua minerale, scandalo sommerso

di Andrea FagioliUn tempo eravamo un popolo di santi, poeti e navigatori, adesso siamo un popolo di bevitori, e non tanto di vino quanto di acqua, di quella minerale in «pet». Nel nostro Paese se ne producono ogni anno quasi sette miliardi di litri imbottigliati da circa 160 imprese che utilizzano 700 sorgenti e vantano oltre 250 etichette.

A portarsi su per le scale litri e litri di «oro blu» in mosci contenitori di plastica sono l’85% delle famiglie italiane, che nella maggior parte dei casi accaparrano il prezioso liquido in iper e supermercati (2,8 miliardi di litri sui 7 complessivi).

Nella graduatoria internazionale siamo il Paese che beve più acqua minerale in Europa e il terzo nel mondo dopo Canada e Stati Uniti. Vantiamo comunque il primato assoluto del consumo annuo pro capite (172 litri nel 2002). Praticamente, quasi la metà degli italiani non beve mai dal rubinetto e la spesa media per famiglia raggiunge i 260 euro.È un mercato che gli esperti definiscono saturo, ma che in ogni caso rappresenta uno dei più grossi business degli ultimi anni con sei sole imprese che controllano il 70% della produzione. Eccole nel dettaglio: la Nestlé, che controlla il 24,5% del mercato della acque minerali; la San Benedetto il 17,5; la Danone il 9,5; la Co.Ge.Di e la Spumador il 6% ciascuna; la Norda il 5,5.

È una lunga storia quella delle acque minerali italiane che ora, finalmente, ci racconta in modo dettagliato e documentato il giornalista di «Famiglia cristiana» Giuseppe Altamore nel libro Qualcuno vuol darcela a bere (Genova, Fratelli Frilli Editori, pp. 210, euro 14,00). Si tratta di un’inchiesta che racconta come una potentissima lobby ha potuto condizionare le scelte politiche di vari governi fino ad ottenere una legislazione molto attenta alle esigenze commerciali dei produttori di acque minerali ma poco rispettosa della salute dei consumatori. Con un paradosso incredibile: esaminando attentamente il testo della legge si scopre che l’acqua di rubinetto può essere più sicura della minerale. Esistono infatti controlli e limiti più severi relativi alla presenza di sostanze tossiche nell’acqua potabile. L’arsenico, per esempio, non può superare la concentrazione di 10 microgrammi per litro, mentre chi beve acqua minerale può ritrovarsi nel bicchiere una dose fino a 5 volte superiore. Un limite addirittura più generoso di quello previsto per le acque reflue, che non possono superare i 20 microgrammi per litro.

Il libro spiega quali interessi hanno spinto l’industria dell’acqua minerale a usare ogni mezzo per condizionare le scelte del Parlamento, fino a bloccare almeno due tentativi di riforma della normativa che regola il settore. Si racconta come un perito chimico italiano sia riuscito a far avviare una procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle direttive europee in materia di tutela della salute dei consumatori e come ancora una volta l’abbiano spuntata le multinazionali dell’acqua, che sono riuscite ad aggirare le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e perfino le severe norme del Codex alimentarius che regolano il commercio internazionale. Ma che cosa hanno da nascondere i produttori di acqua minerale? Che cosa rischiano i consumatori, ignari di ciò che si nasconde dentro la bottiglia? Intanto, ben due procure della Repubblica (Torino e Bari) stanno indagando sull’affaire della minerale: sono già stati operati alcuni sequestri e il Ministero della salute il 20 giugno scorso ha sospeso con un decreto l’autorizzazione per la Fiuggi di imbottigliare l’acqua della Fonte Bonifacio VIII.

Il libro, che martedì scorso è stato presentato alla Libreria Feltrinelli di Firenze, dedica anche un ampio capitolo ai rischi per la salute dei consumatori, legati soprattutto al cloro utilizzato per disinfettare l’acqua potabile.

«L’acqua è il petrolio del Duemila – spiega Giuseppe Altamore – e noi, in Italia, beviamo acqua imbottigliata in modo esagerato e ingiustificato con un pesante impatto ambientale. Quanti tir partono da Nord Italia per raggiungere le più sperdute province italiane? A ciò si aggiunga che le bottiglie di plastica sono diventate un vero flagello, perché rappresentano una porzione consistente dei rifiuti che devono essere smaltite (150 mila tonnellate all’anno solo in Italia): in discarica occupano un sacco di posto e, quando non sono riciclate, finiscono nell’inceneritore. E i costi dello smaltimento ricadono sulle regioni che spendono pù di quanto incassino dai canoni delle concessioni di sfruttamento delle fonti». La proprietà delle sorgenti è infatti delle regioni, che però incassano canoni a volte irrisori: ad esempio la Lete paga alla Regione Campania un canone annuo di 57,33 euro (poco più di cento mila lire) così come la Ferrarelle paga alla stessa Regione 506,64 euro all’anno (meno di un milione di vecchie lire); la San Benedetto paga all’Abruzzo 555,19 euro (poco più di un milione). Chi paga «tanto», si fa per dire, parte dai 5 mila euro della Fiuggi con il Lazio fino ai 35 mila della Lora e Lizzarda con il Veneto. A giudizio di Legambiente, le imprese delle acque minerali pagano la materia prima (l’acqua) meno della colla per l’etichetta.Oltre a questo, sono essenzialmente tre le «ragioni del male» che Altamore individua nello «scandalo sommerso» dell’acqua minerale, come recita il sottotitolo del suo libro. La prima ragione sta nell’ingiustificata credenza che l’acqua minerale sia più pura e più sicura dell’acqua potabile. La sceonda ragione del male risiede nel fatto che se l’acqua minerale non è più pura e più sana della potabile è certamente molto più cara: dalle 300 alle 600 e persino alle mille volte più cara. La terza ragione del male risiede nella mercificazione dell’acqua e nella privatizzazione dei servizi d’acqua. Il mondo commerciale dell’acqua minerale sta insomma scombussolando l’intero settore dell’acqua.

A subire pressioni sono anche i mezzi di comunicazione di massa: giornali, radio e tv. Altamore, in occasione nella presentazione del libro a Firenze, ha raccontato di aver chiesto ufficialmente al Ministero della salute i risultati delle analisi sulle dieci marche di acque minerali più vendute e di aver avuto per tutta risposta una telefonata da parte di «Mineracqua» (la Federazione italiana delle industrie delle acque minerali naturali, delle acque di sorgente e delle bevande analcoliche), l’unico interlocutore delle imprese produttrici. Il che vuol dire, a giudizio del giornalista di «Famiglia cristiana», che nel Ministero ci sono degli «infiltrati» dei produttori di acque minerali e che la tecnica per convincere editori, giornali e direttori a rinunciare a certe inchieste è quella del «ricatto della pubblicità». Del resto, la torta è veramente ghiotta: il totale degli investimenti lordi pubblicitari su tutti i mezzi è stato nel 2002 di quasi 300 milioni di euro (per l’esattezza 296.409.000 euro pari a circa 600 miliardi delle vecchie lire). In percentuale il 62% della cifra è stato destinato alla pubblicità in televisione, il 14% sui giornali, l’11 alla radio, il 10 sui periodici e il 3% è stato destinato alle affissioni.

In testa agli investimenti pubblicitari l’Uliveto (74 milioni di euro) seguita dalla Nestlé (60 milioni di euro), che in Italia significa San Pellegrino, Levissima, Vera, San Bernardo, Panna e nel mondo la più nota e più cara: la Perrier, il cui prezzo medio al litro è di 1,48 euro. Praticamente, «un litro di Perrier costa – come spiega Altamore – quasi 3 mila volte di più dell’acqua potabile di Milano».

«L’idea che per bere acqua sicura si debba ricorrere alla minerale ha fatto breccia anche all’estero, facendo aumentare in modo vertiginoso – si legge nel libro – il consumo di acqua imbottigliata in tutto il mondo, particolarmente nei Paesi in via di sviluppo, dove cresce del 7% ogni anno, con un picco del 15% nelle regioni dell’Asia che danno sull’Oceano Pacifico».Produzione, consumi e prezzi in Italia Litri prodotti 6.789.487.872Sorgenti utilizzate 700Imprese 160Etichette 250Dipendenti diretti 7.000Lavoratori dell’indotto 50.000Litri annui pro capite 172Spesa media annuaper famiglia 260 euro MARCA EURO AL LITROFiuggi 0,72San Pellegrino 0,50Sangemini 0,45Evian 0,43Uliveto 0,36Rocchetta 0,33Ferrarelle 0,31Levissima 0,30Panna 0,27