Italia

Mcl, trent’anni di vita

L’8 dicembre 2002 il Movimento cristiano lavoratori compie trent’anni e per celebrare l’anniversario ha scelto la città di Firenze con una «tre giorni»(6-7-8 dicembre) al Convitto della Calza. Dedicata alla formazione spirituale la giornata d’apertura con la relazione dell’assistente ecclesiastico nazionale monsignor Francesco Rosso e l’intervento del segretario della Cei monsignor Giuseppe Betori. Di livello internazionale la giornata di sabato con gli interventi, tra gli altri, di Klaus Welle, segretario generale gruppo Ppe al Parlamento europeo, monsignor Zbigniew Kiernikowski, vescovo di Siedlce (Polonia), monsignor Joan Robu, arcivescovo di Bucarest (Romania) e Giovanni Bersani, già vicepresidente al Parlamento europeo. Nel pomeriggio, oltre la relazione del presidente Carlo Costalli, l’intervento di don Paolo Tarchi (direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale sociale e il lavoro) e una serie di testimonianze (Vittorio Benedetti, Andrea Leonetti), è prevista la Messa celebrata dal cardinale Silvano Piovanelli. La giornata di sabato si concluderà con una festa in un circolo Mcl di Firenze, mentre la domenica si aprirà con la Messa celebrata dall’arcivescovo di Firenze, Ennio Antonelli, alla quale seguirà la presentazione del libro di Francesco Gerace «Cattolici con un progetto – I 30 anni del Mcl in Italia e nel mondo».

Il Movimento cristiano lavoratori nel momento in cui celebra i trent’anni della sua fondazione sotto lo slogan «Cattolici per un progetto» è affidato alla guida di un fiorentino di 52 anni, Carlo Costalli, che è stato eletto al massimo ruolo del Movimento nel congresso che si è svolto a Roma alla fine di giugno del 2001. Costalli fu dapprima uno dei protagonisti dell’uscita dalle Acli e poi della nascita vera e propria del Movimento cristiano lavoratori. In Toscana, attualmente, il Movimento è presente con 35 mila soci distribuiti in 244 circoli così suddivisi provincia per provincia: Firenze 140, Arezzo 40, Pistoia 25, Lucca 15, Prato 10, Massa 8, Pisa 8, Siena 5, Livorno 3 (non ci sono circoli in provincia di Grosseto).

Il presidente regionale Guglielmo Borri, con molta onestà, in una recente intervista al nostro giornale ammetteva che il numero dei soci, sulla carta molto elevato, comprende anche chi «prende la tessera per poter andare al bar la domenica a vedere la partita», così come è cambiato «rispetto al passato il senso e il significato delle articolazioni territoriali: i circoli non sono più l’unico centro di aggregazione e di formazione, pur restando dei punti di riferimento sul piano dei valori ed anche dell’aggregazione nelle località più piccole. Certamente è necessario un continuo aggiornamento».Un bilancio dei primi trent’anni del Movimento cristiano lavoratori lo affidiamo alle parole del presidente nazionale.

Il Movimento cristiano lavoratori rivendica radici antiche che affondano nei fermenti dell’inizio del Novecento, «quando la presenza dei cattolici nella società italiana diventò – spiega il presidente nazionale Carlo Costalli – una scelta in parte indotta dalla Chiesa stessa e in parte dalla necessità, perché i cattolici, allora come oggi, rischiavano di essere schiacciati e cancellati dal laicismo imperante. Nel corso dei decenni l’impegno sociale delle origini ha cambiato varie volte la forma, e si è confrontato con la realtà della politica partitica. Nel dopoguerra si affermò fra i cattolici la necessità di non lasciare ai soli comunisti e socialisti il monopolio dell’organizzazione della rappresentanza de lavoratori. Non dimentichiamo – spiega ancora Costalli – che per formazione e origini, la maggior parte dei lavoratori era di estrazione cattolica. Da una costola del sindacato unico di allora, seppure in contesti e per ragioni differenti, maturarono le condizioni che portarono poi alla nascita della Cisl e delle Acli». Dopo di che, all’inizio degli anni Settanta ci fu la scissione dalle Acli e la nascita del Movimento cristiano lavoratori.

Trent’anni dopo, Costalli ribadisce «che gli sviluppi della situazione in generale, e dei movimenti cattolici in particolare, abbiano dimostrato che le motivazioni della crisi registrata negli anni Settanta erano sostanziali e non il frutto di valutazioni unilaterali».

Allora, i «fuoriusciti» accusarono le Acli di una vera e propria ubriacatura ideologica che le avrebbe allontanate dalla dottrina sociale della Chiesa. E oggi? «Per quanto riguarda noi – risponde il presidente Mcl –, mi sento di dire che il Movimento ha vinto la scommessa sottoscritta trent’anni fa, pur avendo dovuto percorrere una strada difficile e tutta in salita. Il Movimento è stato coerente con la sua ragione d’essere, con il Magistero della Chiesa e con quel ruolo assegnato dal Papa di portare il messaggio cristiano in mezzo al mondo del lavoro».

Dunque, di riunificazione con le Acli non se ne parla. «La pluralità di movimenti è una ricchezza – dice Costalli –. Abbiamo chiuso una storia e guardiamo avanti. Fra l’altro con il presidente delle Acli Luigi Bobba abbiamo un buon rapporto. Forse si deve soprattutto a me e a lui se un gran numero di associazioni cattoliche sono arrivate a sottoscrivere quel documento comune presentato a Firenze come Sentinelle del mattino. Inoltre, dall’anno prossimo con le Acli faremo anche dei convegni insieme».In questo appellarsi spesso al Magistero della Chiesa e anche in un certo linguaggio a volte eccessivamente ossequioso (si veda ad esempio nel depliant d’invito alle celebrazioni dei trent’anni dove Piovanelli è indicato come «Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale…»), c’è chi intravede nel Mcl qualche forma di clericalismo. «Non siamo bigotti, anzi siamo molto laici e pragmatici – ribatte Costalli –. La fede si trasforma in opere, ne abbiamo realizzate molte e molte altre ne faremo. E saranno il nostro modo di partecipare cristianamente alla costruzione della storia degli uomini, con umiltà. D’altra parte noi amiamo ed arricchiamo la Chiesa dell’esperienza sociale, ovvero del contatto genuino con i fatti del mondo. Credo che la vita della Chiesa in questi anni dimostri la necessità di un tipo di presenza che da una parte crei un impegno chiaro e ricco; dall’altra contribuisca a fare in modo che la Chiesa non esca dal mondo e dai suoi problemi. Ma vorrei aggiungere qualcosa sull’ecclesialità del Movimento: noi – dice ancora Costalli – abbiamo voluto caratterizzarci come Movimento ecclesiale e lo abbiamo formalmente consacrato modificando perfino il primo articolo dello Statuto. Ecclesialità è un termine esigente, che impegna tutti noi a modificare il modo di agire e di vivere la vita associativa nel suo complesso». L’ultima «provocazione» riguarda l’accusa di essere troppo filogovernativi. «Siamo filogovernativi critici – afferma Costalli –. Ad esempio contestiamo una legge come la Bossi-Fini. La nostra posizione è di centro. Siamo vicini a Pierferdinando Casini, all’Udc…». In questa scelta il Movimento è unito, anche qui in Toscana? «È fortemente unito, ma anche fortemente autonomo dai partiti. Il nostro obiettivo è un movimento sempre più distaccato dai partiti».A.F.

Il sito del Movimento cristiano lavoratori