In Italia si respira un evidente disagio morale. Per questo è necessario fermarsi tutti in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate, dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell’etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro. Questo, in sintesi, il profilo interiore del nostro Paese, tracciato dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione di apertura del Consiglio permanente(testo integrale), che si è aperto oggi ad Ancona). Il cardinale ha auspicato che il nostro Paese superi, in modo rapido e definitivo, la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni. In particolare, ha sottolineato, si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci veri o presunti di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine. In questo modo, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese. La vita di una democrazia ha ammonito infatti il cardinale – poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative. Chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda, ha poi ribadito citando la sua prolusione al Consiglio permanente del settembre 2009. Dalla situazione presente comunque si chiariranno le cose nessuno ricaverà realmente motivo per rallegrarsi, né per ritenersi vincitore, il commento del card. Bagnasco: Troppi oggi contribuiscono al turbamento generale, a una certa confusione, a un clima di reciproca delegittimazione, che potrebbe lasciare nell’animo collettivo segni anche profondi, se non vere e proprie ferite. Anche se la comunità nazionale ha indubbiamente una propria robustezza e non si lascia facilmente incantare né distrarre dai propri compiti quotidiani, per la Cei è possibile che taluni sottili veleni si insinuino nelle psicologie come nelle relazioni, e in tal modo si affermino modelli mentali e di comportamento radicalmente faziosi, causando un attentato grave alla coesione sociale e compromettendo il futuro, se il terreno in cui il Paese vive rimanesse inquinato. E’ la religione ad aiutare la persona a distinguere tra l’assenza di costrizioni e il comportarsi secondo i doveri della coscienza, ha affermato il presidente della Cei spiegando come è l’apertura al trascendente che rende la persona capace di scegliere il bene anziché il male, che per una società è la direzione primordiale e insostituibile. Un monito, questo, che vale anche nella nostra attualità, in cui domina come ha denunciato il Papa nel suo recente discorso alla Curia romana – una perversione di fondo del concetto di ethos, che vede nello stravolgimento del concetto di coscienza la causa di tanti equivoci. L’origine di troppe scelte sbagliate la tesi del porporato – sta nello scambiare l’opzione di coscienza con la pretesa di esser padroni di agire come ci pare, oppure sulla base di ciò che sul momento è più conveniente e redditizio. Troppe volte, invece, nella cultura come nella vita, si confonde il concetto di coscienza, ossia la capacità della persona di riconoscere la verità e decidere di incamminarsi in essa, con un falso concetto di autonomia, in base al quale la persona si pensa tanto più felice quanto si sente prossima a fare ciò che vuole. Per i vescovi italiani, la direzione da seguire è quella di andare oltre ogni moralismo ma anche oltre ogni libertarismo, l’uno e l’altro spesso dosati secondo le stagioni.Sir