Prato

Il Vescovo: «Aiutare la famiglia se non vogliamo la città a minoranza pratese»

di Gianni Rossi La Prato del futuro potrebbe «essere a minoranza pratese». Delinea i possibili scenari del domani mons. Simoni durante il discorso conclusivo dell’Ostensione, nella festa dell’8 settembre. Ma non per evocare paure. Anzi, per guardare in faccia la realtà delle cose: «Oggi è faticoso, per troppi, metter su famiglia e realizzarne gli ideali e i doveri». Un discorso quindi – tiene a ribadirlo il Vescovo – che non c’entra nulla con l’accoglienza degli immigrati, che «se regolata con saggezza, giustizia e solidarietà» – è ssemplicemente un dovere e un atto di sapienza (cosa sempre detta)». Il punto sta altrove: «Se vogliamo – ha detto dal pulpito di Donatello – che Prato resti Prato, pur assestandosi come Città multietnica e multireligiosa, e se non vogliamo che fra qualche tempo (siano anni o decenni, qui importa meno) Prato finisca per essere una Città a minoranza pratese, è necessario che le famiglie siano sostenute dalla cultura, dalla scuola, dalla politica e dall’economia oltre che dalla pastorale della Chiesa. È necessario – lasciatemelo dire – che a Prato non venga meno, anche al riguardo, la Tradizione cristiana con la lettera maiuscola». È senza dubbio questo il passaggio centrale del discorso pronunciato ormai quand’era passata la mezzanotte. La piazza era gremitissima ancora di persone e aveva da pochi minuti assistito alla prima Ostensione del Sacro Cingolo con la nuova teca. Il Vescovo si era preparato un discorso scritto ma vista l’ora – Corteggio e traslazione della reliquia erano andati ben oltre gli orari previsti – ha preferito riassumere a braccio. «Il mio testo lo potrete leggere sul sito della Diocesi», annuncia al microfono. Due le questioni che Simoni non ha voluto tralasciare: famiglia e lavoro. «Per noi è impensabile – o è impensabile come inumana e imbarbarita – una società senza famiglia e senza figli, una società in cui la famiglia-famiglia (una sottolineatura particolarmente significativa, ndr) è messa o lasciata in una cristi grave e progressiva». Per questo la valorizzazione e il sostegno fattivo alla famiglia sono fondamentali. Il Vescovo non manca di tornare su uno dei temi che negli ultimi anni gli sono stati più cari: le dimensioni inadeguate delle case e il caro-affitti. «Certe abitazioni – ha ribadito con forza – sembrano fatte apposta per scoraggiare e impedire una vita familiare felice e nuove nascite». L’altra grande preoccupazione – che torna in ogni intervento pubblico del Vescovo – sono le sorti del lavoro. Dal pulpito torna a chiedere un forte impegno da parte di tutti. Nel discorso scritto mons. Simoni rilancia la proposta di un progetto condiviso, un «tavolo» di lavoro insomma, come già aveva fatto negli auguri pasquali, «un tavolo da cui non rialzarsi prima di aver capito e deciso insieme le cose da fare». È quasi uno slogan: «Unirsi di più per sostenersi di più». Sempre nel discorso scritto mons. Simoni poco prima aveva rinnovato l’appello contro lo sfruttamento sessuale delle donne e quello lavorativo di donne e uomini soprattutto immigrati, non di rado per opera di altri immigrati. Ma la «preoccupazione delle preoccupazioni» è la tenuta dello spirito cristiano, «l’urgenza di una vita spirituale onesta e seria, il valore inestimabile della preghiera e del pentimento dei peccati e la mèta dell’eternità infinita e divina verso cui siamo chiamati». Non è – questo – solo un discorso da predica. Simoni si rivolgeva all’intera città per ribadire che la tenuta della fede ha che fare con il futuro stesso della città. Anche perché, mentre il pessimismo sembra talvolta prevalere, è «lo Spirito Santo – afferma Simoni – che tiene a bada gli spiriti negativi». Il Vescovo fa degli esempi: «Lo spirito dell’interesse individuale e di parte separato dall’interesse generale; lo spirito del “si salvi chi può” quando la crisi rischia di travolgere; lo spirito del mercato assolutizzato e considerata come un dio; lo spirito del fanatismo e della partigianeria politica o d’altra specie; lo spirito – prosegue ancora – che spinge ad assolutizzare e idolatrare piaceri, capricci, interessi, orgogli di vario genere; e anche lo spirito che fa ingigantire le paure e paralizza il dialogo e la cooperazione». (dal numero 32 del 14 settembre 2008)

Il testo integrale del discorso preparato per l’Ostensione è scaricabile da www.diocesiprato.it