Prato

Prato s’inchina alla corte dello Zar

di Giacomo Cocchi

Affascinanti intrecci di moda, arte tessile e pittura, un viaggio che dalla Moscovia giunge in Toscana e si ferma a Prato, città del tessuto per eccellenza. Sete, abiti preziosi e importanti dipinti di grandi maestri come Tiziano, Domenico Parodi e Paris Bordon, compongono il corpus espositivo di un grande evento che per quattro mesi coinvolgerà Prato e le sue molteplici realtà culturali, ricettive e produttive. Si tratta de «Lo Stile dello Zar», una mostra nata per aprire Prato al turismo di qualità, nel segno delle caratteristiche che l’hanno resa celebre in tutto il mondo: il tessile e la pittura. Questo sabato, 19 settembre, l’apertura al pubblico dell’evento che fino al 10 gennaio 2010 sarà in programma al Museo del Tessuto e non solo. Altri allestimenti infatti coinvolgeranno la Cappella Maggiore e il Museo dell’Opera del Duomo, il Museo di Pittura murale, l’Archivio di Stato, la Casa Museo di Francesco Datini, la Galleria di Palazzo Alberti e naturalmente il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci. Un vero e proprio «progetto territoriale» che mette in campo tutto il patrimonio artistico cittadino a servizio dell’evento espositivo. Saranno oltre 130 le opere in mostra, provenienti in gran parte da uno degli istituti museali più famosi al mondo: l’Hermitage di San Pietroburgo. Altre opere arrivano dal Museo del Cremlino e dal Museo Statale Russo, a questi si affiancano i prestiti di prestigiose istituzioni italiane come la Galleria Palatina, gli Uffizi, il Palazzo del Principe di Genova e i Musei civici di Venezia. Tra le opere esposte ci sarà anche un gradito ritorno: una pala della chiesa di San Francesco che torna a Prato dopo quasi due secoli. Si tratta di un’opera del Seicento, realizzata da Ludovico Cardi detto Il Cigoli, raffigurante la Circoncisione del Redentore. Il dipinto fu venduto allo Zar nel 1825. L’esposizione, divisa in quattro sezioni, illustra la nascita e lo sviluppo dei rapporti culturali, delle relazioni commerciali e diplomatiche tra la Toscana, in particolare Prato, e l’antica Moscovia, attraverso il commercio delle stoffe italiane e delle merci di lusso. Il primo percorso espositivo si snoda dal tardo Trecento fino al Cinquecento e mostra una panoramica delle produzioni seriche italiane attraverso capolavori tessili e dipinti di grande prestigio. La seconda parte è dedicata ai rapporti economici tra Italia e Russia in un’epoca che va dal XIV secolo, momento in cui sono testimoniati i primi rapporti tra mercanti europei (tra cui il pratese Datini) e le città portuali del Mar Nero, fino al momento della grande apertura dell’Impero Russo agli stili di vita occidentali avvenuta per volontà di Pietro il Grande all’inizio del XVIII secolo. «Moda» a corte è invece il tema della terza sezione, nella quale emergono influenze e cambiamenti nel gusto tra Russia e Italia dal Cinquecento al Settecento. Infine, l’ultima sezione è intitolata: «Collezionismo di opere italiane in Russia», nella quale sono esposti ricami e opere in seta. Peruzzini: per lo Zar l’impegno di tutta la città«Solo nei tre mesi estivi, il numero di turisti e visitatori che si è rivolto all’ufficio informazioni turistiche è cresciuto del 20% rispetto allo scorso anno». Un dato che soddisfa Alberto Peruzzini, direttore dell’azienda di promozione turistica di Prato. «Sì, siamo molto soddisfatti di questo aumento, tanto più che arriva in un anno difficile per tutti i consumi, compresi quelli culturali». Qualcosa di questo successo dipenderà dal trasferimento dell’ufficio informazioni turistiche in una sede centrale e accessibile immediatamente come quella di piazza del Duomo, in palazzo Vestri. «Sì, ma non solo. Certo che bisogna vedere quanti poi di quelli che sono venuti a chiedere informazioni abbiano poi pernottato qui… In modo particolare, c’è da dire che abbiamo avuto tedeschi, olandesi, spagnoli. Ma soprattutto c’è stato un picco di francesi, e questo grazie alla mostra sull’arte pratese allestita a Parigi». L’obiettivo, adesso, con l’apertura imminente della mostra dello Stile dello Zar, «è quello di migliorare ancora. Di far sì che queste persone dormano a Prato e che migliaia di visitatori in più vengano in città e in provincia». E in questo la mostra evento darà una grossa mano. Sul totale del milione e due investiti per l’organizzazione, una fetta consistente – 300mila euro – è andata nella promozione, sui maggiori quotidiani nazionali e nelle grandi città, dove campeggeranno grandi manifesti sei-per-tre con la pubblicità dell’evento pratese. «Quello che proponiamo non è solo una mostra, ma un percorso turistico. La mostra dello Zar è una risposta per proseguire la strategia cominciata con il grande successo del Lippi in Duomo: gli oltre 70mila visitatori in due anni venuti qui, da singoli o in comitive, esclusivamente per motivi turistici». Con «Lo stile dello Zar», «il nome di Prato tornerà a circolare e a farsi conoscere in mezza Italia, farà scattare la curiosità di una città luogo di eventi culturali. Certo, e questo viene sempre ripetuto, il turismo non sarà alternativo al tessile, ma si affiancherà in modo sempre più importante». Per fare questo, secondo Peruzzini, è importante la collaborazione di tutti i soggetti: «E per questo evento c’è stata: c’è stato il tavolo degli operatori con tutti gli operatori di settore, le associazioni di categoria, i soggetti culturali che si sono alleati. Fra le cose che sono nate, la card dei musei e le tante iniziative collaterali che fanno da corollario all’esposizione, come quella dell'”aperitivo dello Zar” nei bar della città. Ci era più volte stata manifestata la voglia dei turisti di comprare i prodotti dell’eccellenza pratese. Ed ecco così che ora è nata la possibilità dello shopping in fabbrica. L’obiettivo è un numero di visitatori importanti per Prato. E a questo arriviamo solo, come in questo caso, lavorando tutti insieme».

Damiano Fedeli

(dal numero 33 del 20 settembre 2009)