Pisa

Festa in Santa Caterina per i nuovi lettori ed accolitidi Graziella Teta

È  un momento solenne per la nostra Chiesa, che mai ha avuto un numero così cospicuo di lettori e accoliti. Dimostra che la nostra Chiesa è viva, e che la ministerialità si sta sviluppando sempre più nei laici, per servire sempre meglio il Signore». Così l’arcivescovo Alessandro Plotti, che venerdì scorso ha conferito il ministero del «lettorato» a Simone Giachetti (di Pontasserchio), Nello Montella (S. Pietro in Palazzi), Giorgio Redini (Uliveto Terme), Giancarlo Russo (Lorenzana-Orciano) e Moreno Volpi (Orzignano), e quello dell’accolitato ad Antonino Baglione (Carmine), Romano Casarosa (S. Biagio), Franco Lari e Giovanni Mattii (di Buti), Luciano Lencioni e Gianluca Panicucci (Duomo di Pontedera) e Paolo Quattrone (S. Michele in Borgo). Alcune delle loro storie sono raccontate nell’edizione on-line di Toscana Oggi tra le pagine pisane.«Auguriamo loro di poter svolgere con gioia ed efficacia il loro ministero, quale segno della presenza del Cristo in mezzo a noi, mettendosi a servizio della Parola, della Verità e del Regno» ha detto monsignor Alessandro Plotti. Ma non come gli apostoli che volevano i «primi posti» nel regno dei Cieli, che discutevano chi tra di loro poteva esser considerato il più grande, che dormivano mentre Gesù soffriva l’agonia del Getsemani, che lo rinnegavano come fece Pietro. Quando riceveranno lo Spirito, e solo allora, gli apostoli capiranno. L’ammonimento è «non cercare gratificazioni umane nel servizio al Regno, ma servire e basta. Come San Paolo che, oltre che maestro e testimone di carità, si fa esempio di umiltà e servizio. Ma non esiste servizio e ministero se non per diffondere il messaggio del Vangelo. E le comunità hanno un bisogno immenso di persone che si dedicano senza nostalgia al servizio».Ai dodici, l’arcivescovo ha detto ancora: «Sentitevi “mandati” dalla Chiesa, dal vescovo, con ufficialità, ad aiutare i parroci e i diaconi; voi rappresentate la chiesa che esprime sempre meglio i suoi carismi». Ma ha avvertito: «Ogni ministero non è fatto per sé, ma per il nostro popolo, per crescere insieme nella fede, non per la santificazione personale ma per donarsi ai fratelli. Partecipazione convinta e responsabile, quindi, alla vita della comunità». Ed ha esortato: «No all’atteggiamento sacrale, si al quotidiano ministero per la gente. Lettori per diffondere l’amore per la parola, accoliti per dar vita a momenti di vera comunione nelle celebrazioni liturgiche, veri momenti di incontro e non solo bei riti. Insieme con i parroci, dunque, per una vera Chiesa del popolo, parrocchia come comunità di vita». E infine: «Portate sulle strade la passione per il Vangelo anche se produce sofferenza e ostilità». Predicatori per la crescita della fede, per tutta la vita. Le storieServizio, umiltà, preghiera. Sono le parole ricorrenti del quotidiano vocabolario dei dodici nuovi lettori e accoliti della diocesi di Pisa. Lo scorso 5 ottobre, nella chiesa di S. Caterina, l’arcivescovo Alessandro Plotti ha conferito ai “novelli apostoli” i ministeri istituiti. La celebrazione liturgica è stata seguita con viva partecipazione da parenti e amici, e vissuta dai dodici con composta emozione nei loro “camici” canditi. Sono laici, diplomati alla scuola di formazione teologica; alcuni studiano per diventare diaconi, e sono anche ministri straordinari dell’eucarestia; sono radicati nelle comunità parrocchiali che servono, possono contare sulla stima dei loro parroci e dei fedeli. Questo li accomuna, ma diversi tra loro sono gli itinerari percorsi per arrivare ad indossare l'”alba”.

Un percorso tutto interno alla Chiesa è quello di Simone Giacchetti, 40 anni, di Pontasserchio. Da oltre un decennio è impegnato nell’unità pastorale di Pontasserchio, Limiti, Paggiana, S. Martino a Ulmiano, collaborando con don Antonio Ratti. Dice Simone: “Vivo il mio compito con spirito di servizio e umiltà, talvolta con il timore di non esserne all’altezza. Quando ho un momento di difficoltà prego il Signore, come insegna S. Paolo, affinché accresca e confermi la mia fede”. Per Simone il conferimento del lettorato non è un punto di arrivo, ma un fondamentale passo per proseguire verso il diaconato. E’ sposato da 18 anni con Stefania; hanno tre figli: Davide di 13 anni, Chiara di 9 e Gianluca di 6. Portiere al Pensionato Toniolo, Simone riesce a conciliare turni di lavoro, matrimonio, figli e impegni in parrocchia (con la moglie, tra l’altro, prepara le famiglie per il battesimo e i cresimandi), ed anche lo studio alla “scuola diaconale” di Titignano. “Non c’è discontinuità tra impegni professionali, matrimoniali e parrocchiali; al lavoro, i pensionanti – ragazzi dai 19 ai 30 anni – mi considerano un po’ un fratello maggiore; per loro sono sempre disponibile all’ascolto e al dialogo; e mia moglie condivide con me gran parte degli impegni in parrocchia”. Si sono sposati giovani e cresciuti insieme nella Chiesa. “Il mio percorso è iniziato nel ‘99-2000 con la scuola di formazione teologica, poi un anno di promandato condiviso con Stefania, seguiti da don Piero Dini, che ci consigliò di aspettare qualche tempo: i figli erano piccoli poi è arrivato il terzo. Nel 2006, don Romeo Vio, delegato arcivescovile per il diaconato permanente, mi ha chiamato alla scuola di Titignano; un’esperienza bellissima, di maturazione e di studio, che sto vivendo con i compagni in spirito di collaborazione, e insieme con le nostre famiglie durante gli incontri mensili”. Simone si considera “figlio spirituale” del padre salesiano don Flaviano Giacomazzi, conosciuto qualche anno fa al Toniolo: “Mi ha dato la spinta per comprendere quale contributo, come laico con famiglia, potessi dare alla Chiesa, superando gli inevitabili dubbi, consapevole che siamo tutti figli di Dio padre, in grado di suscitare il germe di Cristo, donatoci con il battesimo”.

Più complessa la storia del “collega” neo-lettore Nello Montella, 52 anni, (San Pietro in Palazzi), originario di Ercolano (Napoli), impiegato alla Prefettura di Pisa. Racconta: “Da giovane ero un po’ ribelle, inquieto. Non avevo orecchie per ascoltare la voce di Dio. Quando mi trasferii a Pompei, dove gestivo un’attività commerciale, qualcosa è cambiato in me: la vicinanza con il Santuario, il clima di spiritualità del luogo e una confessione liberatoria hanno cominciato a farmi riflettere”. Fondamentale nella sua vita è l’incontro con la conterranea Patrizia, che gli ha dato due splendide figlie, Valeria di 22 anni e Laura di 21. Grazie a lei si è avvicinato in modo sempre più convinto ad un gruppo di preghiera di Rinnovamento nello Spirito, al quale fanno parte ormai da quasi vent’anni, da quando si sono trasferiti in Toscana. Un altro punto di riferimento per loro è l’appartenenza ai Francescani Secolari (Ofs), e il loro “buen retiro” è l’eremo delle carceri ad Assisi. Proprio nella città del Poverello, Nello e Patrizia hanno appena festeggiato 25 anni di matrimonio. “Sulla strada del Vangelo abbiamo percorso un cammino di coppia per noi straordinario, tanto da sentirci quasi indegni di tale dono. Lo mettiamo a disposizione degli altri, aiutando le persone in crisi di fede o matrimoniale”. Testimonianza viva la loro, supportata da una forte vocazione: Nello, ministro straordinario dell’eucarestia, prosegue nello studio a Titignano per aspirare al diaconato.

Anche nella storia del neo-accolito Antonino Baglione, 70 anni, un figlio, tre figlie e tre nipoti, originario della Sicilia, da oltre trent’anni in Toscana, la moglie Concetta ha avuto un ruolo determinante. L’incontro con il Signore è nato da una crisi matrimoniale: lui voleva tornare in Sicilia, lei no. Dice Concetta: “Mi sono avvicinata ad un gruppo di preghiera del Rinnovamento; all’inizio era strano vedere quelle persone unite in canti e preghiere e gesti a me sconosciuti; poi ho pregato anch’io, invocando lo Spirito Santo. Una volta sono riuscita a portarci Antonino: è stato come “catturato” dallo Spirito e si è ravveduto”. Le fa eco Antonino: “La serenità l’abbiamo trovata seguendo la via del Signore; prima il volontariato a favore degli ammalati, proseguendo poi il percorso fino all’accolitato”. Pensionato (lavorava all’Inps), Antonino da oltre 15 anni “serve il Signore”, collaborando nella parrocchia del Carmine in Pisa; aiuta padre Augusto e padre Giuliano, porta il Vangelo e l’eucarestia ai degenti dell’ospedale Santa Chiara. Oppure solo una parola di conforto a quanti non credono, con umiltà e tenacia, anche quando non è bene accolto. “Prego per tutti gli ammalati e li affido a Gesù, che salva e guarisce nel corpo e nello spirito”. Non è raro che coloro che l’avevano “rifiutato” si ricredano, e chiedano ad Antonino di pregare per loro. E lui non si tira mai indietro, girando con la sua figura bonaria e umile tra i reparti e i degenti, cercando di confortare soprattutto i più vulnerabili ad affrontare la malattia.