Pisa

IO, PRETE PISANO, VESCOVO A LIVORNOdi Andrea Bernardini

Viaggi a Roma monsignor Simone Giusti ne ha fatti tanti. Quello di mercoledì 10 ottobre, però, lo ricorderà per tutta la vita. Negli ultimi giorni, all’incontro fissato da tempo della consulta nazionale degli uffici catechistici, si era aggiunto un altro impegno in agenda: la convocazione del nunzio del papa Giuseppe Bertello. Il nostro entra in nunziatura con un pizzico d’emozione. Il nunzio lo riceve con cordialità. A lui, come aveva già fatto con altri, chiede una opinione su quali requisiti dovrebbe avere il nuovo vescovo di Pisa: è prassi, quando un vescovo presenta le dimissioni per raggiunti limiti di età, iniziano le consultazioni tra quanti lavorano da tempo in diocesi. Il sacerdote conclude il suo identikit con un commento: «Chiunque sarà, la nostra diocesi è pronta a fare la volontà di Dio». E il nunzio: «Anche lei dovrà esser pronto a fare la volontà di Dio», comunicandogli la decisione di Benedetto XVI di nominarlo vescovo di Livorno. È il neovescovo che parla: «Stupore, imbarazzo. I giornali da tempo facevano il mio nome come candidato vescovo ora qua, ora là e forse un pensierino ce l’avevo pure fatto entrando in quella sede. Ma poi il discorso era scivolato su altri… lidi e anch’io mi ero tranquillizzato».Il ritorno a Cascine di Buti, i nuovi impegni in parrocchia e in diocesi – c’era da preparare il convegno dei catechisti – il segreto gelosamente tenuto nascosto anche ai familiari.L’annuncio ufficiale alla diocesi avverrà più tardi, giovedì scorso, in occasione di una seduta straordinaria del consiglio presbiterale, dei vicari foranei e dei consultori. L’arcivescovo Plotti, nel ringraziarlo per il suo lavoro in diocesi, gli ha fatto dono di una croce pettorale dell’artista bresciano Toffetti. Identikit del nuovo vescovoMonsignor Simone Giusti è prete-architetto e numerose sono le chiese da lui progettate in tutta Italia: l’ultima, quasi pronta, sta nascendo a Cecina. Da giovane – e da prete – ha maturato una lunga esperienza nell’Azione cattolica, fino a divenire – dal 1987 al 1995 – assistente nazionale dell’ Acr. «Qui – racconta – ho avuto l’opportunità, soprattutto, di studiare l’approccio educativo ai giovani. Poi il mio vescovo mi ha dato l’opportunità di passare dalla teoria alla prassi, di toccare con mano, cioè, i sogni e le delusioni, le fatiche ed i segnali incoraggianti tipici dell’esperienza di un prete in una parrocchia».Tornato in diocesi, e tra la sua gente come parroco di Cascine di Buti, ha anche assunto il ruolo di direttore del centro diocesano per l’evangelizzazione e la catechesi e quello di incaricato della commissione regionale per la dottrina della fede, annuncio e catechesi.  Dal 1994 è mons, perché cappellano di Sua Santità.Gran comunicatore, è autore di numerosi libri di catechesi dedicati alla riforma della parrocchia e della iniziazione cristiana e alla catechesi familiare. È considerato uno dei maggiori catecheti in Italia. In diocesi di Pisa, ad esempio, ha rilanciato la formazione dei catechisti, caldeggiando vie nuove per l’annuncio: ai giovani genitori, da coinvolgere nell’educazione alla fede dei figli sin dalla richiesta di battesimo per il proprio bambino, agli adulti – grazie ai centri di ascolto biblici, da tenersi al caldo del focolaio domestico, ai diversamente abili. Avviato un progetto adolescenti per la celebrazione consapevole del sacramento della confermazione: i ragazzi dovrebbero ricevere questo sacramento quando hanno percepito quanto sia bello essere cristiani e mostrarlo agli altri con la testimonianza della propria vita, a scuola, nello sport, nel volontariato, nella comunità parrocchiale dove si è cresciuti. È docente di catechetica fondamentale e di catechetica speciale alla facoltà teologica dell’Italia centrale. A casa tra i cascinesiCascine di Buti, giovedì 18 ottobre: a mezzodì le campane della chiesa di Santo Stefano protomartire suonano due doppi: il segno della elevazione di un cascinese doc alla dignità episcopale. Don Simone pranza con la madre Angiolina. Esterrefatta, non ha il coraggio di profferir parola. Nel pomeriggio si fanno vivi il vicario generale di Livorno Paolo Razzauti e una delegazione di preti labronici. Alla celebrazione eucaristica pomeridiana il popolo delle grandi occasioni: lacrime ed abbracci, misti ad un pizzico di orgoglio. Ma la vita da parroco di collina non si esaurisce qui: l’agenda è piena di impegni. «E sarà così fino alla ordinazione episcopale quando, gioco-forza, dovrò lasciare Cascine di Buti per occuparmi di Livorno». L’ordinazione Mercoledì appuntamento con il cardinal Giovan Battista Re per i giuramenti di rito. L’ordinazione episcopale è prevista per il prossimo 10 novembre (ore 16, Duomo di Pisa). Qui monsignor Giusti sarà consacrato per le mani dei vescovi di Pisa Alessandro Plotti, di Como Diego Coletti e dal nunzio Giuseppe Bertello. La cerimonia sarà preceduta da una liturgia animata dai giovani di Cascine di Buti.L’ingresso nella diocesi labronica è fissato, invece, per il prossimo 2 dicembre.Scelto il motto episcopale: «Virtus non timet». Come dire: «I problemi si risolvono di fronte all’inginocchiatoio».E lo stemma: uno scudo dov’è rappresentato, in basso, il mare, simbolo del battesimo e di Livorno città di mare, tre colline, che richiamano l’entroterra labronico e le virtù teologali di fede, speranza e carità e una stella, ovvero la Madonna di Montenero, patrona di Livorno e della Toscana. Monsignor Giusti e LivornoConosceva Livorno? «Ci sono stato a parlare più volte ai catechisti. Ma avrò bisogno di un po’ di tempo per conoscere a fondo questa realtà. Cercherò di entrare in punta di piedi, girando per tutte le parrocchie della diocesi, un po’ come fece Alessandro Plotti nel 1987 quando arrivò a Pisa».Riuscirà un prete pisano a farsi amare a Livorno? «Il campanilismo tra queste due terre? È l’ultimo dei miei problemi. Ho già trovato nei primi contatti con il popolo labronico molta serenità e senso di accoglienza».