Firenze

Ventilatori contro il caldo torrido di Sollicciano: un aiuto concreto a a chi vive in carcere:

Sono ormai molti gli anni del mio servizio nel Carcere di Sollicciano. La mia quotidiana attività e attenzione qui si rivolge sia a coloro che ci vivono che a chi vi lavora. In comunione con gli uni e con gli altri mi impegno così, ogni giorno, per far sì che tutti possano mantenere la propria dignità di esseri umani e figli di Dio. Come si vive in carcere? E’ un ambiente di per sé duro che, se lasciato a sé stesso, può diventare talmente disumano da limitare i diritti più elementari di chi vi è ristretto o vi presta la propria opera di lavoratore o volontario. Tra essi, a titolo di esempio, il diritto alla salute, alla riabilitazione, a vivere e lavorare in ambienti decorosi e non malsani, al rispetto della dignità della persona umana, a non essere costretti a diventare complici di sistematiche violazioni delle leggi e, ancor peggio, del tradimento degli insegnamenti di Cristo. Per contrastare tutto questo, i Cappellani non possono limitarsi solo ad amministrare i sacramenti, ma devono offrire ascolto, diventare fratelli degli ultimi e di chi con loro lavora e, laddove possibile, fornire un concreto aiuto per superare i tanti problemi contro cui si infrange la Speranza e il desiderio di ricostruire una vita dopo gli errori commessi. I problemi che affliggono chi vive ristretto o lavora in carcere sono tanti e complessi. Quelli che parrebbero «semplici», come reperire ventilatori per contrastare il caldo soffocante nelle celle, nei bracci e nelle stanze degli agenti di polizia penitenziaria, le peculiarità del carcere li rendono enormi. Era l’anno 2015 quando, per la prima volta, insieme ai radicali fiorentini, denunciai, grazie alla tribuna offertami da Radio Radicale e da qualche giornale locale, il fatto che a Sollicciano la temperatura d’estate superasse i 40°C. La Regione, allora, grazie all’assessore Stefania Saccardi, inviò qualche decina di ventilatori, altri li portai io stesso, ma fu impossibile metterli in funzione, data la vetustà dell’impianto elettrico. Solo oggi, nel 2018, l’impresa è diventata possibile, grazie all’impegno economico di Madonnina del Grappa, Caritas diocesana e Federazione regionale delle Misericordie e dopo tante manifestazioni di denuncia, ripetuti rapporti inviati al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria dai radicali e dai Garanti, e l’arrivo di un nuovo Direttore. Rompere il muro di isolamento che avvolge il mondo carcerario oscurandone la drammatica condizione alla coscienza di chi sta fuori è sempre più difficile, ma imprescindibile. Per riuscirci non c’è una soluzione preconfezionata ma occorre spostare un mattone ogni giorno, portare la vita del carcere fuori dalle sue mura, disporsi a collaborare con quanti operano in questa direzione anche favorendo l’aggregazione degli sforzi e delle competenze che ciascuno mette in campo nel proprio ambito.È in questo contesto che, già nel lontano 2008, la Madonnina del Grappa ha voluto aiutarmi a istituire «Casa Caciolle», una struttura che offre sostegno concreto a coloro che dal carcere escono e tentano di tornare a vivere nella società, mettendosi a loro volta a disposizione di chi si trova nelle stesse condizioni. Una bella realtà che dalla sua nascita è impegnata a costruire una rete di relazioni con tutti gli operatori del settore, per offrire da una parte possibilità di riscatto attraverso il lavoro e la cura degli altri, dall’altra occasioni d’incontro per sensibilizzare sui problemi del carcere e sulle marginalità da cui provengono gran parte delle persone detenute e che delinquono oggi nel nostro Paese. Sono ormai molti gli anni di collaborazione con le realtà esterne al carcere sui diritti delle persone recluse. Con tali realtà e con tutti quelli che condividono l’obiettivo di salvaguardare l’umanità nei luoghi di detenzione, ho collaborato e continuerò a farlo per contrastare le potenti spinte dell’odio e della noncuranza. Sentimenti sempre più diffusi questi, alimentati dalle crescenti difficoltà e da quanti, spesso strumentalmente, incitano a eliminare il fratello che sbaglia o ad abbandonarlo in un luogo dimenticato dagli uomini, cancellando dal proprio e altrui cuore il messaggio evangelico del Perdono e la tenerezza della Misericordia di Dio.Non è un caso che anche Papa Francesco decise di telefonare a Marco Pannella, in sciopero della sete proprio per sensibilizzare politica e opinione pubblica sullo stato disastroso delle carceri italiane, dicendogli: «Ma sia coraggioso, eh!!! Anche io l’aiuterò, contro questa ingiustizia… Io ne parlerò di questo problema, ne parlerò dei carcerati». La collaborazione con i Radicali prosegue da allora, soprattutto in occasione delle loro visite ispettive in carcere, autorizzate dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Ognuna di esse è strumento per depositare un piccolo mattone per la costruzione di un ’ponte’ tra la città e il carcere, un’opera nella cui realizzazione, come Cappellano, sono impegnato da tempo. Grazie a queste occasioni sono stati portati a visitare ogni singola cella vari esponenti della società civile, come l’attore Paolo Hendel, o rappresentanti delle associazioni, come la Camera Penale di Firenze, esponenti della Fondazione Don Milani, studenti o Consiglieri Comunali. Con alcuni Consiglieri del Comune Firenze e l’associazione radicale «Andrea Tamburi» è nata l’iniziativa di sensibilizzare il Consiglio Comunale chiedendone lo svolgimento di una seduta, per una volta, dentro il carcere di Sollicciano. Una bella proposta, a cui le Istituzioni hanno risposto offrendo ascolto e promesse d’impegno, concretizzatesi recentemente in una delibera votata pressoché all’unanimità, che impegna il Comune a trovare soluzioni per permettere alle famiglie dei detenuti di arrivare a Sollicciano con i mezzi pubblici, a destinare un’immobile ai detenuti che potrebbero accedere alla semilibertà, a incentivarne le possibilità formative e di lavoro e altro ancora. Perseverare nell’aprire piccoli squarci di luce che illuminino le coscienze significa anche promuovere incontri, come quello organizzato con la Camera Penale di Firenze poche settimane fa. Una circostanza a cui hanno preso parte i cittadini di Firenze riuniti a Casa Caciolle con dirigenti nazionali del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria come Pietro Buffa, con il responsabile del Provveditorato Regionale della stessa Amministrazione, Antonio Fullone, con il Presidente del Tribunale di Sorveglianza Marcello Bortolato, con direttori ed educatori penitenziari quali Margherita Michelini e Paolo Bellotti, con avvocati penalisti quali Eriberto Rosso e Luca Maggiora, con delegati alle attività sociali di Confindustria come Simone Campinoti ed, infine, con detenuti ed ex detenuti. Un incontro di dialogo e confronto in cui ognuno ha potuto raccontare la propria esperienza e arricchirsi di quella degli altri, facendosene portatore più consapevole. Concludo qui questa piccola carrellata, che per forza di cose copre solo alcune delle cose che, come Cappellano, faccio e continuerò a fare. Non ho accennato, perché già le conoscete, alle tante e proficue collaborazioni con le associazioni di volontariato, cattoliche o laiche, che operano nel mondo carcerario. Anche a loro va la mia fraterna gratitudine come a voi, del resto, per quel tanto che ciascuno fa in favore di quel mondo, persino per i confronti, a volte accesi, ma sempre volti a costruire strumenti per servire la Carità e la Misericordia.*Cappellano di Sollicciano