PA-RA-DA

DI FRANCESCO MININNI

Miloud Oukili, un po’ francese e un po’ algerino, non è un santo, almeno non nel senso che abitualmente si dà alla parola e al concetto. È però un clown di strada che, spinto da una grande volontà, dall’indignazione e dalla forza della speranza, è riuscito a restituire un po’ di vita e di gioia ai bambini di Bucarest. Che non sono come i bambini di Firenze o di Vicenza: i bambini di Bucarest, chiamati anche boskettari, sono emarginati che vivono nelle fogne, sniffano colla, si danno alla prostituzione, finiscono in carcere dove subiscono ulteriori violenze anche dalle cosiddette forze dell’ordine e spesso muoiono senza lasciare alcun ricordo. Miloud, arrivato a Bucarest nel 1992, è rimasto sconvolto dalla conoscenza di una simile realtà e ha deciso, con i suoi mezzi di clown giramondo, di tentare l’impresa di cambiare il destino di qualcuno di loro. Così ha cominciato a insegnare il circo: equilibrismo, tempi comici, esercizi da giocolieri, il tutto finalizzato alla messa in scena di uno spettacolo da tenere in piazza. Il miracolo sta nel fatto che Miloud non ha soltanto messo in piedi uno spettacolo. Ha creato un’associazione benefica, Parada, che sostiene la scuola di circo Agora, un centro diurno per ragazzi, un’attività di assistenza sociale, appartamenti sociali e un ufficio per la ricerca del lavoro.

È evidente che per raccontare in un film una storia del genere era assolutamente indispensabile qualcuno che, tenendosi a distanza dalle sottolineature drammatiche, andasse il più possibile alla ricerca della verità, di modo che lo spettatore, pur riconoscendo che la storia vera è comunque più bella e straordinaria del film stesso, non potesse comunque obiettare alcunché a livello estetico, tecnico, narrativo. E Marco Pontecorvo, figlio di Gillo, è riuscito in questo. È riuscito persino a far sì che il musicista Andrea Guerra (quello dei film di Ozpetek) rinunciasse ai violini suonati dal vento per un commento strettamente funzionale alla storia (o non-storia) raccontata. Certo, si ha la precisa impressione che quanto mostrato sia infinitamente meno brutto della realtà, ma neanche per un attimo si sminuisce l’opera di Miloud, che ha fatto e continua a fare più di quanto molti di noi possano anche solo millantare.

La forza di Pontecorvo, sicuramente memore di qualche lezione paterna, sta nel tenersi a distanza dal dramma per avvicinarsi quanto più possibile al reportage. In questo modo il regista evita il rischio, molto presente, della fiction e si tiene ben ancorato al mondo reale. Di modo che, se non quando soffrono, certamente sono molto veri quando gioiscono e riscoprono una vita e un’età che sembravano loro definitivamente negate. Miloud è interpretato da Jalil Lespert, molto bravo a rendere lo stupore, l’indignazione e poi la volontà e la testardaggine di un individuo fuori schema. Ma più di lui, fatalmente, si ricordano ragazzi e bambini. Soprattutto Cristina Nita (Tea), che forse non è una ragazza di strada ma sicuramente non è un’attrice, tanta verità riesce a trasmettere con quello sguardo che sembra aver realmente vissuto tutto quanto narrato nel film. «Pa-ra-da» si segnala, se non per completo equilibrio, per nobiltà d’intenti e voglia di raccontare qualcosa di utile. A una storia come quella di Miloud non andremo certo a chiedere angolature di ripresa, finezze di montaggio o miracoli fotografici. Ci accontentiamo del coraggio e della verità.

PA-RA-DA di Marco Pontecorvo. Con Jalil Lespert, Evita Ciri, Gabriel Rauta, Daniele Formica. ITALIA 2008; Drammatico; Colore